Stefano De Martino: "Il mio Sanremo non sarà populista, ma popolare. Mi ispiro a Baudo"

"Ogni volta che mi proponevano un traguardo lo vedevo come un obiettivo da raggiungere. Poi, quando si è presentata l'opportunità per Sanremo, una cosa complessa da organizzare ma semplice nella struttura, ho capito che poteva essere la prossima grande sfida. Un momento win-win: credo di essere utile al Festival per l'incoscienza e le tante ore di tv fatte, ma serve ancora di più a me. Un'altra soluzione la Rai l'avrebbe trovata, io difficilmente avrei trovato qualcosa di pari rilevanza. E davanti a certe occasioni non ci si tira mai indietro".
Stefano De Martino, intervenuto al Rumore Festival, l'evento organizzato da Fanpage all'Acquario Romano, ripercorre così la genesi della sua candidatura e conduzione della kermesse ligure. "Sanremo populista? No, popolare", spiega. "Il nostro lavoro deve essere popolare perché siamo giudicati dagli ascolti, dai biglietti e dagli streaming. A Sanremo creiamo un 'setaccio' con stampa, radio e pubblico, ma fuori quel setaccio non esiste più. L'obiettivo è anticipare un risultato che sia aderente a quello che accadrà nelle settimane successive".
Tra le principali novità del Regolamento spunta la serata performance: "Potrebbe accadere che si determineranno due vincitori diversi, ed è divertente che si esprimano cose differenti nelle due gare. Il vincitore della serata performance, che poi andrà all'Eurovision, potrebbe non coincidere con il vincitore del Festival. Nasce da una logica di spettacolo: la serata delle cover è sempre molto attesa perché spezza la routine, così offriremo un'ulteriore variazione".
Pippo Baudo viene citato da De Martino come punto di riferimento assoluto: "Per me l'ideale massimo è Pippo Baudo. Dal suo Sanremo capivi esattamente in che anno ti trovavi, perché non aveva timore di raccontare la contemporaneità e segnare il proprio tempo. Baudo era molto popolare e poco populista. Applico la sua stessa filosofia: non devi intercettare il gusto del pubblico, devi fare ciò che ti piace e sperare che incontri il gusto della gente. Metodo Baudo: fai il tuo Sanremo e divertiti".
Infine, un ridimensionamento del carico di pressione attorno all'evento e uno sguardo al futuro: "La difficoltà è dribblare chi ti dice che sia una cosa decisiva per il mondo. Con tutta la serietà e il rispetto, non si decide della vita e della morte di nessuno: se volevo responsabilità grandi facevo il cardiochirurgo. È una gara di canzoni all'interno di un rito collettivo unico, un Paese che per cinque sere si ferma ad ascoltare musica. Il mio futuro? Non mi vedo in tv a 50 anni; la cosa che mi affascina di più è immaginarmi sempre in ruoli e forme diverse".
Un Sanremo pre-elettorale? "Io metterò a disposizione quel palco per tutti. Tutto è politica ed è giusto che anche un palco come Sanremo venga giudicato per quello che si dice. Sono fan delle opinioni, non sarà tutto bianco o nero", spiega il direttore artistico e conduttore del festival. "Se ci sono persone che con il loro modo di fare testimonieranno e metteranno a frutto quel palco per esprimere un'opinione diversa senza un movente, io metterò adisposizione quel palco per tutti". Una posizione che rivendicala centralità della libertà di espressione: "Le scelte le faremo, ma le opinioni diverse e contrastanti sono un valore. La politica migliore si fa anche attraverso l'arte e la musica, e la Rai deve garantire questo spazio di libertà a 360 gradi".
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