Volkswagen, la crisi nella crisi. Porsche non è più una macchina da utili
Per anni Porsche è stata una grande fonte di redditività per il gruppo Volkswagen. Margini elevati, forte presenza in Cina e una clientela disposta a pagare prezzi elevati avevano trasformato il marchio di Zuffenhausen in una macchina da utili. Una cassaforte vera e propria. Oggi non è più così, perché nel tempo quella posizione di forza si è indebolita, fino ad avere riflessi diretti sui conti della casa madre.
Come spiega la Reuters, Volkswagen ha appena svalutato di 6 miliardi di euro la propria partecipazione del 75% in Porsche, dopo i 2,7 miliardi già cancellati nel 2025. Il valore iscritto a bilancio è sceso a circa 10 miliardi di euro: quando Porsche venne quotata in Borsa, ovvero nel 2022, era di 18,8 miliardi.
La multinazionale tedesca ha inoltre rivisto al ribasso le stime per il 2026 e prevede ora un margine operativo non superiore all’1%, mentre in precedenza indicava una forchetta tra il 4 e il 5,5%. Sui risultati incidono costi straordinari per circa 10 miliardi di euro, ai quali contribuisce in misura rilevante proprio la situazione del marchio sportivo di Stoccarda.
Nel 2025 il margine operativo di Porsche era sceso all’1,1%, lontanissimo dai livelli a doppia cifra ai quali il marchio aveva abituato il mercato. Al punto che oggi Škoda riesce a esprimere una redditività superiore, un ribaltamento significativo degli equilibri interni al gruppo Volkswagen.
A pesare è soprattutto la situazione della Cina, per anni uno dei mercati più importanti per Porsche e oggi molto più difficile sia per lei che per gli altri costruttori premium europei. La domanda è diminuita, la concorrenza dei marchi locali è aumentata e Porsche ha già ridimensionato la propria rete commerciale nel Paese. Negli Stati Uniti, altro mercato centrale per il costruttore, a pesare sulla redditività sono invece i dazi.
Anche la transizione verso l’auto elettrica si è rivelata più complicata del previsto. Porsche aveva investito molto su una rapida crescita delle EV, ma la domanda non ha seguito le aspettative iniziali. Il costruttore ha quindi rivisto i programmi, sostenendo nuovi costi e mantenendo più a lungo motorizzazioni differenti. Una situazione delicata per un marchio che opera con volumi relativamente contenuti e investimenti tecnologici elevati.
L’amministratore delegato Michael Leiters punta a riportare nel medio termine il margine operativo tra il 10 e il 15%, privilegiando il valore rispetto ai volumi. La riduzione delle vendite rende però più difficile raggiungere i livelli di profitto del passato: margini percentuali più elevati su un numero inferiore di automobili non producono necessariamente gli stessi utili.
Il ridimensionamento di Porsche, nondimeno, arriva mentre il gruppo Vw sta affrontando una profonda ristrutturazione, con ulteriori riduzioni dei costi e decine di migliaia di posti di lavoro destinati a scomparire. Nel contempo deve finanziare nuovi modelli, software ed elettrificazione, recuperarando competitività soprattutto nei confronti dei costruttori asiatici.
Porsche avrebbe dovuto continuare a garantire una parte importante dei profitti necessari a sostenere questa trasformazione. Il suo declino rende invece più difficile per Volkswagen raggiungere l’obiettivo di un margine operativo vicino al 9% entro il 2030.
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