Caso Malagò, per i giuristi del Coni il tesseramento era essenziale

Il tesseramento era un requisito essenziale per essere eletti alla presidenza della Figc, ma il commissariamento della Federcalcio non è una conseguenza automatica della violazione. È il punto centrale dei quattro pareri legali richiesti da Luciano Buonfiglio, presidente del Coni, sul caso di Giovanni Malagò, eletto lo scorso 22 giugno con il 68,58% dei voti. Lo riferisce l'agenzia di stampa Ansa, che ha preso visione dei documenti.
Martedì la Giunta del Coni (convocata alle 13) e subito dopo il Consiglio Nazionale saranno chiamati a decidere se avviare la procedura per il commissariamento della Figc. I pareri degli avvocati Franco Gaetano Scoca, Luigi Medugno, Massimo Coccia e Alberto Angeletti concordano sulla necessità del tesseramento, requisito che il presidente federale eletto non possedeva. Resta però da stabilire se la violazione sia abbastanza grave da giustificare un provvedimento così rilevante.
Come sottolinea l'Ansa, nei documenti non si indica il commissariamento come conseguenza diretta e inevitabile. Medugno parla di “valutazioni doverose” affidate agli organi competenti del Coni, ma “connotate da margini di discrezionalità deliberativa quanto alla ponderazione della gravità delle infrazioni riscontrate”.
È proprio sulla gravità della violazione che si giocherà la partita di martedì. L'articolo 7 dello statuto del Coni richiede infatti la presenza di “gravi violazioni nell'ordinamento sportivo”, tali da compromettere in maniera significativa l'autonomia, la regolarità o il corretto perseguimento delle finalità istituzionali dell'ente. La Giunta dovrà quindi valutare se il mancato tesseramento di Malagò raggiunga questa soglia.
Sul requisito della candidatura, invece, i quattro giuristi non sembrano avere dubbi. Per Scoca, professore emerito di Diritto amministrativo alla Sapienza, “l'elezione del non tesserato è invalida”. Coccia, arbitro del Tas di Losanna ed ex vicecommissario della Figc ai tempi di Calciopoli, definisce il tesseramento un “requisito soggettivo di candidabilità e conseguente eleggibilità”. Per Angeletti, esperto di diritto amministrativo, del lavoro e dello sport, “non vi può essere dubbio” sulla necessità di possedere un valido tesseramento alla data dell'assemblea.
I pareri richiamano inoltre la formulazione dell'articolo 29 dello statuto federale, secondo cui il candidato deve essere “in regola con il tesseramento alla data di presentazione della candidatura”. Una disposizione che, secondo i quattro esperti, presuppone un tesseramento vigente e non la semplice regolarità della propria posizione.
La linea della Figc e il voto di martedì
La Federcalcio, dal canto suo, ha commissionato cinque pareri “pro veritate” ad altrettanti giuristi e professori universitari. Come anticipato dall'agenzia di stampa LaPresse, la linea difensiva si concentrerebbe soprattutto sulle conseguenze della violazione: pur senza contestare necessariamente la centralità del requisito del tesseramento, i pareri punterebbero a sostenere che il mancato adempimento non sia sufficiente a giustificare il commissariamento.
Luciano Buonfiglio, dal canto suo, ha definito “granitici” i quattro pareri ricevuti dal Coni e ha trasmesso la documentazione ai componenti degli organi chiamati a esprimersi. La valutazione, come emerge dai documenti, dovrà comunque essere di natura tecnico-giuridica e non politica.
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