I creator anti degrado non spiegano la realtà: fanno solo infuriare chi guarda
Dai fatti di Venezia alle vie di Bologna, il copione è sempre lo stesso: l’influencer olandese Dutch Travel Maniac in trasferta anti-degrado, il gruppetto di creator che fa la ronda da marciapiede, le telecamere puntate contro chi sta in basso e poi la solita rissa che finisce in prima pagina. “La città più pericolosa d’Europa”. “La capitale più sporca”. Su YouTube e TikTok basta cercare una qualsiasi metropoli per trovare una marea di contenuti costruiti attorno a questo format.
Il copione è un classico del ragebait: si entra in un quartiere popolare, si filmano sporcizia e degrado, si provoca l’emarginato di turno e si presenta tutto come la prova che la città è un inferno invivibile. In breve: si personalizza e iconicizza il degrado, appiccicandolo addosso a una persona (quasi sempre uomo, nero o nordafricano, sotto i 30).
Il punto è che non serve a spiegare la realtà: serve solo a far infuriare chi guarda. Cosa vuoi capire da una passeggiata con pesca di disagio a strascico? Quale contesto vuoi intravedere? Come fai, con immagini che dovrebbero essere di corollario e sono diventate il centro di tutto, a spiegare?
Queste dei creator anti-degrado sono squallide parodie di inchieste giornalistiche a cui mancano sia l’inchiesta sia il giornalismo. L’obiettivo non è risolvere un problema complesso, ma cercare un capro espiatorio facile e incassare l’engagement. Perché la rabbia porta commenti, i commenti portano visualizzazioni e le visualizzazioni sono denaro.
Quello che questi “imprenditori del degrado” si guardano bene dal mostrare, però, sono le reali cause strutturali di quella povertà. Avete mai visto uno di questi influencer andare a esporre i crimini dei colletti bianchi o i vertici della catena del traffico di droga o di esseri umani?
Prendiamo un centro a caso: Limassol, la capitale finanziaria di Cipro. Guardate i grattacieli che svettano sul lungomare: molti sono vuoti. Vuoti. Nessuno ci abita, le luci sono spente da anni. Chi ha comprato questi attici da milioni di euro aveva solo l’estrema fretta di piazzare i soldi da qualche parte. Denaro guadagnato legalmente, illegalmente o in quell’infinita zona grigia dove nessuno fa troppe domande. Dopotutto, a Cipro non sono mai stati di bocca buona: basta che sia denaro, e va benissimo.
Quel denaro sottratto al fisco di mezzo mondo ed evacuato nei paradisi fiscali è esattamente il denaro che manca all’appello del welfare, della sanità e dei servizi sociali delle grandi città europee. Ossia il denaro per affrontare i problemi di chi ha disagi psichici, di giovanissimi migranti senza una prospettiva e di tutta quella cittadinanza di ultimi che gli influencer del degrado mettono al pubblico ludibrio per guadagnare qualche frazione di dollaro a visualizzazione.
Quante “inchieste” avete visto nella hall dorata di una società di Corporate Services a Limassol, telecamera spianata a 4K e audio drammatico di sottofondo: “Guardate ragazzi! Incredibile! Stiamo esponendo come i colletti bianchi schermano la proprietà effettiva di un fondo offshore proprio qui, alla luce del sole! Avviciniamoci senza farci notare dal fiscalista…”
Un senzatetto o un ragazzo migrante ti fanno fare il pieno di views con zero rischi; un fiduciario di Limassol o uno studio legale di Amsterdam ti manda una lettera di diffida che ti pignora pure l’iPhone prima che tu finisca di montare il reel. Quello che mostrano non è del tutto falso, ma è un frammento montato (e fomentato) ad arte per promuovere classismo, cinismo e precise agende politiche.
Ps: Per la cronaca, è pieno di influencer che mettono la residenza fiscale proprio a Cipro. Chissà come mai.
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