“I genitori non stanno aiutando i figli, li stanno ostacolando. È arrivato il momento di smettere di correggere i loro compiti e di non aspettarli più fuori da scuola per portargli lo zaino”: così Alberto Pellai
Smartphone usati per placare i pianti, voti scolastici contestati per l’ansia da prestazione e divieti trasformati in continue trattative. Nel tentativo di proteggere i figli, i genitori contemporanei hanno generato adolescenti fragili, incapaci di gestire i fallimenti e isolati nelle loro camere. Il medico e psicoterapeuta dell’età evolutiva Alberto Pellai analizza questa dinamica nel suo ultimo saggio, Ti farò correre in salita. Come e perché educare alla fatica le nuove generazioni (Mondadori), tracciando il ritratto di giovani iperconnessi, sedentari e privati delle sfide necessarie per strutturarsi emotivamente.
L’iperprotezione ha alterato la naturale spinta adolescenziale verso il mondo esterno. Spiegando la genesi del volume, Pellai inquadra le dirette responsabilità genitoriali: “Ho voluto parlare ai genitori, offrendo una visione della crescita che li aiuti a non sentirsi impotenti di fronte al disagio dei figli. Abbiamo temuto che crescere nel terzo millennio li esponesse al rischio di frantumarsi e abbiamo cercato di proteggerli, trattandoli come delicati vasi di cristallo. Li abbiamo spinti a rifugiarsi in ambienti sicuri, prima di tutto nella loro cameretta, restringendo progressivamente il mondo al di fuori della porta di casa. Gli adolescenti hanno così perso parte del coraggio e della spinta esplorativa con cui, da sempre, si affacciano al futuro. A forza di considerarli fragili, li abbiamo resi davvero più fragili”.
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