Soldi, 56% degli italiani ha risparmiato nel 2026. Casa investimento preferito, ma in calo

Gli italiani restano un popolo di risparmiatori: nel 2026 il 56% è riuscito ad accantonare in media l’11,9% del reddito disponibile. I nostri connazionali mettono ancora la casa al primo posto negli investimenti, anche se meno rispetto al passato. Restano poi poco propensi al rischio, diffidano ancora degli strumenti digitali e soprattutto, nel complesso, tengono il risparmio poco connesso con l'economia del Paese. È il quadro che emerge da una ricerca di Intesa Sanpaolo e Centro Einaudi, condotta su 1.800 capifamiglia titolari di un conto corrente.
Sceglici su:
Quello che devi sapere
Gli italiani popolo di risparmiatori: le motivazioni
A spingere al risparmio, secondo il report di Intesa Sanpaolo, dopo la necessità di affrontare eventuali imprevisti (40%), ci sono la casa e la pensione (entrambe al 19%) e i figli (11%), ma cresce anche il risparmio destinato agli investimenti in generale (6%). Risparmiare è considerato indispensabile dal 28% degli intervistati, mentre il 94% riconosce comunque l’utilità del risparmio, anche in una fase economica e geopolitica caratterizzata da una crescita debole e da forti tensioni internazionali.
Ti potrebbe interessare anche: Mercato immobiliare 2026, compravendite in crescita ma a Milano segnali di frenata. I dati
La casa come investimento sicuro
Se è il 19% degli intervistati a indicare l’acquisto di una casa come motivo di investimento, il 66% dichiara di considerare comunque il mattone come un porto sicuro, percentuale in calo per il secondo anno consecutivo (72,6% nel 2024, 67,5% nel 2025). Il 23,5% del campione si dice propenso a utilizzare un immobile per integrare il reddito da anziano, ma solo il 5% sarebbe disposto a vendere la nuda proprietà. La ricerca di Intesa e Centro Einaudi mette in evidenza come, nel corso dell'ultimo anno, le compravendite immobiliari abbiano raggiunto circa 767mila unità, il 97,5% dei livelli pre-2008.
Per approfondire: Ricchezza famiglie italiane a 6.500 miliardi, più investimenti e assicurazioni. Il report
pubblicità
Previdenza e assicurazioni
Lo studio si sofferma poi su previdenza e assicurazioni. Gli italiani sembrano essere ancora fiduciosi nel sistema di previdenza pubblica, con aspettative positive sul reddito in pensione (e un tasso di sostituzione atteso in crescita dal 70,5% al 79,6%). La previdenza integrativa resta invece poco diffusa: aderisce il 22% degli intervistati, anche per problemi di liquidità e scarsa conoscenza dei vantaggi fiscali. Sul fronte assicurativo, sono diffuse soprattutto le polizze vita (26,7%), seguite da quelle sanitarie (16,9%) e long-term care (13,9%). In generale, queste forme di tutela non sono considerate indispensabili.
pubblicità
Cresce l’avversione al rischio
Aumenta l’avversione al rischio, che ha raggiunto quota 33,6, il massimo mai registrato dalla serie di report della banca milanese: solo un anno fa era al 20,5. La fascia di età in assoluto più prudente è quella dei più giovani, dai 18 ai 24 anni.
Bassa propensione a investire i risparmi sul mercato
Gregorio De Felice, capo economista di Intesa, parla di un risparmio “abbondante”, che rimane però slegato dal mondo finanziario. “Il tema è come portarlo verso il mercato. Lo scenario macroeconomico mondiale e italiano è indubbiamente molto complesso, implica sfide, cambiamenti e anche opportunità”, dice De Felice. Che si mostra comunque ottimista: “L'economia italiana continua a mostrare una buona crescita, nonostante tutti i problemi".
pubblicità
Scarsa fiducia negli investimenti digitali
Ancora scarsa è la fiducia negli investimenti digitali: circa un terzo degli intervistati dice di non fidarsi affatto. A pesare sono principalmente i timori legati alla sicurezza: il rischio di truffe e la protezione dei dati sono citati dal 76,5%, prima della perdita di controllo (45,1%). Un quarto del campione ha già avuto esperienza di truffe online. Le criptovalute sono usate come investimento da meno del 2%, l'88% nemmeno le conosce o non vi è interessato. Crowdfunding e peer-to-peer lending sono ignorati da oltre l'80%, e oltre il 96% non possiede app dedicate al trading online.
Lo studio del sindacato First Cisl: aumentano le diseguaglianze
L’analisi di Intesa Sanpaolo e Centro Einaudi si lega a uno studio della First Cisl, che punta il dito sulla crescita della diseguaglianza negli ultimi anni e sulla concentrazione ancora maggiore della ricchezza nelle stesse pochissime mani.
pubblicità
Il 5% della popolazione possiede il 50% della ricchezza
In 15 anni, denuncia il sindacato, “la ricchezza degli italiani non è stata redistribuita: è risalita verso l'alto”. Il 5% più ricco della popolazione, cioè un milione e 300 mila famiglie, possiede oggi il 50% della ricchezza del Paese, quando quindici anni fa ne aveva il 40%. Alla metà meno abbiente, 13 milioni di famiglie, resta invece poco più del 7%. In mezzo c'è il ceto medio, “che al netto dell'inflazione ha perso tra un quarto e un terzo di ciò che aveva".
La crescita più bassa dell’Eurozona
Anche se le famiglie italiane hanno aumentato la loro ricchezza negli ultimi 10 anni, la crescita è stata la più bassa dell'Eurozona e si è fermata a un +22% contro una media dell'area di +60% (con una punta del +87% della Germania), evidenzia sempre il rapporto First Cisl.
Per approfondire: Paperoni della Borsa 2026, chi sono i miliardari italiani più ricchi. CLASSIFICA
KioskNews shows a cleaned-up reading view extracted from the publisher’s page — the original always lives on their site, not ours.