The Jerusalem PostTo Israeli innovators: The US market Is still yours to win - opinionInquirerPagasa forecasts cloudy Thursday, rain showers due to ‘amihan’, easterliesDaily MaverickIN PICTURES: A day at the polling stations — South Africa votesLe Devoir« Bori 30 ans, ça suffit !»: le commencement de la finThe South AfricanThe Gentleman: Ford Ranger Wildtrak 2.3 EcoBoost reviewZDF heuteEntdecken Sie das ZDF-NachrichtenstudioSRF NewsMidterms 2026 – Vance: Irankrieg ist schuld +++ Warten auf Alaska und Mississippi20 MinutenTrump sieht sein Vetorecht als «ultimative Macht»Global News2 college students found dead in Colorado fell a ‘substantial distance’Wirtualna PolskaBędzie kolejne zgromadzenie TK. Korwin-Piotrowska ogłaszaSportstarAsian Champions Trophy 2026: India thrashes Korea 8-1 to enter final against JapanCNN بالعربيةتجاوز سياج السجن وسرق شاحنة.. القبض على قاتل مدان بعد 9 أيام من فراره
The Daily Newsstand · Free, Always
Wednesday, November 4, 2026

Populismo economico e una nuova identità: le armi della vittoria democratica

Translate

Trump aveva già subito sconfitte: nel 2018 aveva perso il controllo della Camera dei Rappresentanti; due anni dopo aveva perso la presidenza e il Senato. Eppure, in nessuna di quelle elezioni la sua presa sulla base MAGA e sull'America rurale era stata davvero messa in discussione. Trump, in questi anni, non è cambiato. Sono invece cambiati, e molto, i Democratici. Il partito ha ritrovato una capacità di mobilitazione che sembrava compromessa, hanno intercettato il malessere economico e gli hanno restituito una forma politica riconoscibile. 

La chiave del successo sta nell'intreccio di due fattori: il ricorso a un populismo economico esplicito e la costruzione di un'identità collettiva capace di parlare a elettori che, per anni, si erano sentiti estranei al linguaggio del progressismo americano.

Il populismo vincente: persone comuni contro ricchezza e potere

La dottrina strategica adottata dal partito democratico americano si può ritrovare in un rapporto pubblicato un anno fa: "Deciding to Win" in cui si propone di superare la distanza tra il partito e i suoi elettori abbandonando sia l’ortodossia centrista, che difende un sistema economico percepito come truccato a favore dei ricchi, sia l’ortodossia progressista legata a battaglie culturali, ambientali e migratorie troppo distanti dal cittadino medio. L'obiettivo era abbandonare l'influenza di lobby e attivisti radicali per adottare posizioni popolari e concrete, anche a costo di apparire ideologicamente meno coerenti.

La campagna è partita da una constatazione elementare, ma politicamente decisiva: quando il costo della vita diventa il principale criterio con cui gli elettori giudicano l'azione pubblica, la competizione non si vince appellandosi soltanto alla propria superiorità morale o culturale. Occorre parlare di salari, prezzi, sanità, lavoro e protezione sociale. 

I Democratici hanno scelto di fare del potere d'acquisto il baricentro della propria proposta, trasformando l'insoddisfazione economica in una domanda di rappresentanza.

La contrapposizione tra miliardari e cittadini comuni ha ricomposto interessi sociali diversi dentro una stessa cornice, quella di una maggioranza che si sente penalizzata da un sistema economico sempre più sbilanciato. È una formula che James Talarico, il democratico che ha conquistato il Texas, ha sintetizzato con una frase: «Quando sono entrato in politica pensavo che fosse la sinistra contro la destra. Ma adesso vedo la politica non come sinistra contro destra, ma come alto contro basso». E ancora: «L'unica minoranza che sta distruggendo l'America sono i miliardari». Il messaggio non consiste soltanto nel denunciare la disuguaglianza, ma nel ridefinire il conflitto: non cittadini divisi da identità culturali, bensì persone comuni unite contro chi concentra ricchezza e potere. 

I tetti ai prezzi dei farmaci salvavita, gli interventi sui costi degli asili nido e una maggiore imposizione sui redditi più elevati hanno dato concretezza a questa narrazione. La promessa democratica non si è limitata a denunciare le disuguaglianze ha indicato chi avrebbe dovuto sostenerne il costo.

La svolta identitaria

È qui che la svolta economica ha incontrato quella identitaria. Le analisi della Brookings Institution sui candidati emersi dalle primarie segnalavano un mutamento significativo nella composizione della nuova classe dirigente democratica. Accanto ai tradizionali profili urbani e accademici sono emerse figure radicate nel mondo del lavoro, compresi operai e agricoltori. Questi candidati hanno saputo rappresentare un'America che non chiedeva di essere educata alla politica, ma di essere riconosciuta nei propri bisogni quotidiani.

La differenza è sostanziale. Per anni, una parte del Partito democratico ha affidato la propria identità alla difesa delle minoranze e alle battaglie culturali, lasciando che la questione economica si disperdesse in una pluralità di proposte spesso prive di riconoscibilità. La nuova strategia non ha cancellato i diritti civili, ma li ha ricollocati dentro una cornice più ampia di giustizia sociale. 

Come osserva Jia Lynn Yang sul New York Times, la politica identitaria è entrata in una fase diversa: l'appartenenza di classe è tornata a offrire un terreno comune a elettori che le tradizionali categorie culturali tendevano a separare.

Il risultato è stato un ampliamento della coalizione democratica, anche in territori storicamente ostili come il Texas. Il messaggio ha attraversato le divisioni culturali perché non ha preteso di risolverle sul piano simbolico: le ha aggirate, riportando il confronto sulla distribuzione delle risorse e sulle condizioni materiali della vita.

Il crescente scetticismo degli americani nei confronti del sogno americano, eroso dalla concentrazione della ricchezza e dalla percezione di un'economia incapace di garantire mobilità sociale, è stato ben documentato ad esempio dalla National Public Radio; i democratici hanno saputo tradurre questo risentimento in consenso, mentre i Repubblicani hanno cercato a loro volta di correggere le proprie tradizionali posizioni ultraliberiste. La competizione si è così spostata su un terreno in cui il Partito democratico disponeva di maggiore credibilità: la protezione dei cittadini dagli effetti più punitivi del mercato.

Il sostegno di Barack Obama a candidati concentrati sull'inflazione e sulla riduzione dei prezzi dei beni essenziali ha conferito ulteriore legittimità a questa impostazione contribuendo nel dare agli elettori la sensazione di avere un interlocutore politico.

La lezione 

La lezione per l'Europa è rilevante: il populismo non appartiene per definizione alla destra, né è necessariamente incompatibile con la democrazia liberale. Può diventare uno strumento di rappresentanza quando intercetta bisogni reali e li traduce in una proposta politica coerente.

I Democratici hanno smesso di considerare l'identità una questione esclusivamente culturale e hanno riconosciuto che, per molti cittadini, essa comincia dal lavoro, dal reddito e dalla possibilità di vivere senza l'ansia permanente del prossimo conto da pagare. Con queste armi hanno vinto a valanga.

View the original on Rai News →

KioskNews shows a cleaned-up reading view extracted from the publisher’s page — the original always lives on their site, not ours.