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Wednesday, November 4, 2026

Iran, Khamenei: "La fine dell'egemonia USA è vicina"

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"Gli Stati Uniti vedono la fine della loro egemonia come lontana, noi la vediamo vicina". Sono le parole dell'ayatollah Mojtaba Khamenei diffuse all'indomani dei risultati delle elezioni di medio termine negli USA. E appare quasi uno scherzo del destino che questi siano arrivati proprio nel giorno in cui l'Iran ricorda la presa dell'ambasciata USA nella capitale quel 4 novembre 1979 e la conseguente cosiddetta “crisi degli ostaggi” durante l'amministrazione del democratico Carter. A Teheran e, secondo i media iraniani, in altre 900 località, c'è chi sventola in piazza bandiere iraniane e brucia bandiere israeliane e americane, come riporta “Times of Israel”. 

Una bandiera con su scritta una minaccia, "Uccideremo Trump",  e persone con in mano foto della Guida Suprema Ali Khamenei uccisa a fine febbraio sono le immagini offerte oggi dall'agenzia di stato, la Irna. Per gli iraniani questa è la "Giornata della lotta contro l'arroganza globale". 

47° anniversario dell'occupazione dell'ambasciata statunitense, davanti all'edificio dell'ex ambasciata degli Stati Uniti a Teheran, Iran

47° anniversario dell'occupazione dell'ambasciata statunitense, davanti all'edificio dell'ex ambasciata degli Stati Uniti a Teheran, Iran (Ansa)

Una ricorrenza che l'ayatollah Mojtaba Khamenei, la guida spirituale suprema dell'Iran, figlio dell'assassinato Alì, ha ricordato nel suo messaggio con un'analisi di spietata lucidità dopo i risultati elettorali negli USA:  "L'America ha subito un declino irreversibile sotto entrambi i profili della propria potenza: quello della forza militare e quello del soft power internazionale. Il processo del suo declino si è ulteriormente accelerato", ha dichiarato il leader supremo iraniano. "Se c'è ancora qualcuno che nutre qualche speranza in un cambiamento di comportamento degli USA o in un avvicendamento tra partiti e fazioni all'interno del sistema di dominio, oppure immagina che, concedendo qualcosa all'America, sia possibile dissuaderla dalla sua ostilità nei confronti del popolo iraniano, si sbaglia profondamente".

Secondo Khamenei è la resa incondizionata del popolo iraniano quella che Washington desidera, ma questa , sostiene l'ayatollah, "rischierebbe di dissipare l'immenso patrimonio conquistato grazie al sangue dei martiri e al sacrificio di tutti i cittadini. Inoltre, renderebbe il nemico arrogante ancora più audace nelle sue pretese, nelle guerre e nelle future provocazioni" ha precisato Khamenei, ricordando che "l'unica strada per raggiungere una condizione di deterrenza assoluta è proseguire nella strategia di un'Iran sempre più forte, attraverso un percorso di progresso a tutto campo".

Il capo della magistratura ricorda la strage di Minab

Parole altrettanto inesorabili sono arrivate dal capo della magistratura iraniana: "Trump è stato sconfitto sia in guerra che sul fronte politico, certamente imporremo altre sconfitte per lui, questo è solo un primo risultato", ha dichiarato Gholam-Hossein Mohseni-Ejei che in un post su Telegram rilanciato da Al Jazeera ha ricordato: "Il 4 novembre è sempre stato un giorno di sconfitta per gli americani. Onoriamo la memoria di tutti gli studenti martiri, sia di scuole che di università, soprattutto dei cari martiri di Minab", località nel sud del paese doveil 28 febbraio scorso una scuola elementare femminile fu colpita dal primo bombardamento dell'operazione congiunta israelo-americana contro l'Iran.  

“Il ripristino dell'onore della nazione americana”

C'è chi ha ricordato come questi risultati siano anche una rivalsa per il popolo americano davanti alle continue violazioni del diritto internazionale. "I crimini contro l'umanità a  Gaza, l'adesione cieca agli interessi dell'illegittimo regime israeliano e la guerra infinita contro l'Iran hanno inflitto al partito repubblicano la più grave sconfitta nella storia delle elezioni Usa". Lo scrive su X, Mehdi Tabatabaei, vice capo del dipartimento per le comunicazioni dell'Ufficio della presidenza iraniana. "Il mondo ha colto il messaggio inequivocabile del popolo americano nelle elezioni per il Senato e il Congresso", ha aggiunto, sottolineando che “il ripristino dell'onore della nazione americana è un fatto encomiabile”.

47° anniversario dell'occupazione dell'ambasciata statunitense, davanti all'edificio dell'ex ambasciata degli Stati Uniti a Teheran, Iran (Ansa)

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