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Wednesday, October 21, 2026

Gli Usa spiccano un mandato di cattura contro l’ex presidente cubano Raul Castro. Così Trump spera di ottenere il voto degli esuli dell’Isola

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Gli Usa spiccano un mandato di cattura contro l’ex presidente cubano Raul Castro. Così Trump spera di ottenere il voto degli esuli dell’Isola

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Gli Stati Uniti di Donald Trump non risparmiano più l’uomo a terra, hors de combat (fuori combattimento), ignorando ogni riferimento al diritto internazionale umanitario. E vale tutto – anche accanirsi contro un Paese in crisi umanitaria e un ex presidente 95enne – pur di recuperare qualche punto nei sondaggi che sono ai minimi storici (31%), a ridosso delle elezioni di midterm. Lo conferma il tempismo del mandato di cattura annunciato lunedì contro l’ex presidente cubano Raúl Castro, fratello del leader della rivoluzione Fidel, accusato di “cospirazione finalizzata a omicidio in primo grado” per l’abbattimento di due velivoli pilotali dall’organizzazione Brothers to the rescue/Hermanos al rescate avvenuto più di trent’anni fa, il 24 febbraio 1996. In quell’incidente sono morti tre cittadini americani e un residente Usa: Carlos Costa, Pablo Morales , Mario de la Peña e Armando Alejandre Jr. Secondo le indagini dell’Organizzazione dell’aviazione civile internazionale, l’attacco del 1996 si sarebbe verificato in acque internazionali, ma L’Avana sostiene di aver agito in “legittima difesa” e “all’interno delle proprie acque giurisdizionali”.

“Raúl Castro (allora vicepresidente del Consiglio di Stato e ministro delle Forze armate rivoluzionarie, ndr) ha ordinato l’uccisione di quattro concittadini a sangue freddo e la Florida non smetterà mai di cercare giustizia”, ha commentato in conferenza stampa il procuratore generale in carica dello Stato americano, James Uthmeier, conservatore, affiliato al Partito Repubblicano, già promotore della creazione del centro di detenzione “Alligator Alcatraz” e in corsa verso il secondo mandato. “L’ordine d’arresto – ha aggiunto – limiterà la capacità di Castro di lasciare la nazione insulare e gli impedirà di viaggiare in qualsiasi luogo che abbia un accordo di estradizione con gli Stati Uniti”. Il procuratore dice di tener conto dell’anzianità di Castro ma confida che eventuali catture e trasferimenti a Miami avvengano per conto di “altri” soggetti.

Allo stesso tempo, fonti de L’Avana esprimono perplessità a Ilfattoquotidiano.it sul carattere extraterritoriale del mandato di cattura, i cui margini interpretativi potrebbero allargarsi addirittura a un’operazione di estrazione nell’Isola, sulla falsariga di quanto avvenuto il 3 gennaio, a Caracas, durante il blitz della Cia contro Nicolás Maduro e Cilia Flores. Uthmeier prova a blindare anche l’eventuale prigionia di Castro avvertendo: “Se un simpatizzante del comunismo (cioè, un candidato Dem, ndr) dovesse tornare a occupare la Casa Bianca, non potrà dargli l’indulto, commutargli la pena né concedergli l’immunità di fronte a questi procedimenti statali”.

Immediata la reazione del suo sfidante alla carica di procuratore, José Javier Rodríguez, che contesta tempi e modi dell’annuncio: “Utilizzare una tragedia dolorosa e mai dimenticata per la comunità di Miami al solo scopo di mettere in scena uno show politico a ridosso delle elezioni dimostra come l’ufficio del Procuratore generale venga usato come uno strumento di campagna elettorale, invece che per amministrare una giustizia seria”. E, almeno a livello emotivo, il provvedimento fa breccia tra gli esuli cubani, compresi i familiari delle vittime, riuniti alla Freedom Tower di Miami. Per Mirta Méndez, madre del pilota Carlos Alberto Costa, “vedere lo Stato della Florida e le autorità muoversi insieme per inchiodare il regime cubano alle sue responsabilità cancella, almeno in parte, il senso di abbandono che abbiamo provato per decenni”. Ma tra gli stessi esuli anti-Castro non manca lo scetticismo. “Come lo arresteranno, se è protetto da un esercito? Questa sembra più propaganda che giustizia reale per le famiglie”, commenta Camilo López, residente a Little Havana.

In fondo, il tentativo dell’amministrazione Trump è quello di recuperare i consensi perduti in una fetta dell’elettorato latino, con il 74% dei membri che disapprova le sue politiche mentre il 55% dichiara esplicitamente che gli voterà “contro”, secondo una recente rilevazione a cura del Pew Research Center.

L’atto di propaganda viene denunciato anche dal presidente cubano, Miguel Díaz-Canel Bermúdez, che su X reputa “spregevole” il mandato di cattura contro Raúl Castro, definendolo un “patetico circo a sfondo elettorale” che “non avrà mai il minimo senso giuridico e tantomeno pratico”. Il presidente condanna quindi la “manovra con veste legale montata da politici anti cubani contro Castro e contro Cuba”.

Nel frattempo, a L’Avana la vita reale è sempre dura da affrontare: quest’anno il Pil subirà una contrazione del 10,3%, la peggiore in tutto l’emisfero, mentre zone come Pinar del Río affrontano blackout che raggiungono anche le 90 ore. La produzione interna è ferma, causa blocco ed embargo, mentre le importazioni dagli Usa salgono del 210% rispetto all’anno precedente. Tutto concorre, anche le merci, all’occupazione dell’Isola.

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