Pallanuotisti condannati per stupro: “Pratiche umilianti e mortificanti. La vittima era totalmente passiva e inerme”
Il comportamento di Tommaso Baldineti e Marco Nebbia “appare esprimere volontà di sopraffazione e disprezzo verso la persona offesa”: lo scrivono i giudici della Corte di appello di Genova nelle motivazioni della sentenza di secondo grado che ha condannato i due pallavolisti genovesi a 5 anni e 4 mesi e 5 anni e 5 mesi per violenza sessuale di gruppo ai danni di una ragazza di 23 anni, dopo una serata in discoteca nel 2022.
“La condotta degli imputati è connotata da una forma assai grave di coercizione esercitata sulla persona offesa, costretta a subire pratiche sessuali prolungate, dolorose, umilianti e mortificanti“, si legge nelle motivazioni della sentenza. Per i giudici d’appello non è rilevante se la giovane, assistita dall’avvocato Massimo Boggio, fosse sobria o avesse bevuto perché “quale che sia il livello di alterazione dovuto all’assunzione di sostanze alcoliche, il consenso non è presunto se una persona ha perso in qualche misura i freni inibitori; non è presunto se vi è stato un bacio all’uscita da una discoteca; non è presunto se il consenso è prestato apertamente al rapporto sessuale con un partner e però lo si pretende esteso a un’altra persona“.
I video, secondo i giudici, confermano infatti la sequenza raccontata dalla ragazza: un primo rapporto consensuale con Nebbia, senza Baldineti, seguito dall’arrivo di quest’ultimo e dalla richiesta di un rapporto a tre che la giovane non avrebbe voluto. Nelle immagini successive la ragazza appare, secondo la Corte, “totalmente passiva e inerme” durante l’atto da parte di Baldineti. I giudici escludono che dai video emergano gesti o espressioni vocali riconducibili a una partecipazione consenziente. La Corte ha quindi respinto la tesi difensiva secondo cui la giovane avrebbe avuto rapporti consenzienti con entrambi. E ha ritenuto che la giovane non fosse totalmente incapace, ma che tale condizione fosse compatibile con l’impossibilità di opporsi in modo deciso agli atti sessuali non voluti.
Il tribunale nelle sentenza di primo grado aveva parlato di un “carattere seriale” delle serate organizzate dai due per indurre con mezzi fraudolenti le ragazze ad avere rapporti sessuali con entrambi, nonché la considerazione delle giovani ragazze come “trofei“. La sentenza d’appello ha confermato la responsabilità dei pallanuotisti Marco Nebbia e Tommaso Baldineti, riducendo le pene inflitte in primo grado grazie alle attenuanti generiche. Nebbia, difeso dagli avvocati Fabio La Mattina, Monica Tranfo e Andrea Vernazza, è stato condannato a 5 anni, 5 mesi e 10 giorni. Baldineti, difeso da Michele Ispodamia e Alberto Caselli Lapeschi, a 5 anni, 4 mesi e 15 giorni. Contro la sentenza gli avvocati degli imputati hanno presentato ricorso in Cassazione.
I due erano accusati anche di revenge porn, per essersi scambiati foto e video di rapporti intimi con tre ragazze, in questo caso consenzienti. Nel processo davanti alla Corte d’appello il solo Nebbia (Baldineti era minorenne all’epoca di questi fatti e per questo è indagato presso il tribunale dei minori): per uno dei tre episodi è stato stabilito il non luogo a procedere per mancanza di querela, mentre per una seconda ragazza (assistita dall’avvocato Pietro Bogliolo) è stata confermata la condanna in continuazione. Una terza ragazza era stata risarcita.
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