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Friday, September 18, 2026

Schlein scrive a Meloni sui 14 miliardi Ue per il clima: perché la sua proposta è incomprensibile

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Schlein scrive a Meloni sui 14 miliardi Ue per il clima: perché la sua proposta è incomprensibile

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di Roberto Celante

“Incomprensibile”: non c’è aggettivo più calzante di quello utilizzato da Bonelli per definire la proposta di collaborazione di Schlein a Meloni, per utilizzare i 14 miliardi di euro che la Commissione europea ci consente di spendere entro il 2028, superando il vincolo del 3% nel rapporto deficit-Pil, che consente la permanenza nel sistema euro. Una proposta che è incomprensibile per diverse buone ragioni.

Innanzitutto, considerare questa come un’occasione irrinunciabile è sbagliato, perché non si tratta di soldi che abbiamo già a disposizione, ma di ulteriore debito da accumulare, di importo pari a una mezza manovra finanziaria, rendendo stabile al rialzo la spesa per gli interessi da onorare.

Poi, bisogna considerare che completare la transizione energetica avrebbe un costo complessivo per l’Italia di 825 miliardi entro il 2050 (secondo uno studio di Teha Group e A2A). 14 miliardi valgono meno della metà di un’annualità di quello che dovremmo investire, con copertura finanziaria certa, entro la metà del secolo, per raggiungere l’obiettivo.

Peraltro, quegli 825 miliardi sembrano, e sono, una cifra monstre, ma, spalmati in 24 anni, sarebbero 34 miliardi l’anno, equivalenti all’1,5% del Pil, che nel 2025 è arrivato a 2.258 miliardi di euro, mentre 14 miliardi di nuovo debito varrebbero “solo” lo 0,62% del Pil. Ebbene, la domanda sorge spontanea: che senso ha aumentare il debito per una cifra insufficiente allo scopo, quando allo stesso tempo ci si è impegnati ad aumentare in modo strutturale (cioè, con copertura finanziaria certa) la spesa “per la difesa e la sicurezza” dall’attuale 1,5-% al 5 % del Pil (a regime, oltre 113 miliardi l’anno) entro il 2035?

Se davvero si considerano di pari necessità la transizione energetica e il riarmo, allora si trovino le coperture strutturali per entrambi i fini. Non ci sono? Riconsiderando le priorità, si troveranno anche le coperture. Per esempio, limitandosi a smettere di finanziare l’Ucraina e a rinunciare al riarmo richiesto dalla Nato, si troverebbe la piena copertura per la transizione energetica entro il 2050, limitando i tagli ai servizi pubblici essenziali e al welfare.

In buona sostanza, non c’è nessuna emergenza che imponga di cogliere al volo quella che, peraltro, non è neanche una buona occasione. Quindi, non c’è affatto un tema di opportunità di collaborazione tra maggioranza e opposizione, nel superiore interesse del Paese.

Ma vi sono anche altre considerazioni, che si possono fare sull’uscita di Schlein. Se si pensa che vi sia l’urgenza di bilanciare l’effetto sull’elettorato dell’esenzione del bollo auto per il 2027, si ha ragione, ma non è certo questo il metodo. Offrire collaborazione alla maggioranza, a un anno dal voto, non fa certo guadagnare nuovi consensi; anzi, rischia soltanto di disorientare il proprio elettorato e di vedere crescere ulteriormente l’astensione. Inoltre una proposta del genere quantomeno doveva essere previamente condivisa con gli alleati, che invece, stando alle relative dichiarazioni, sono rimasti completamente spiazzati dall’iniziativa.

Infine, la cosa più grave è che manchi un programma progressista condiviso. È questa la vera urgenza: gli elettori hanno il diritto di sapere se una coalizione nasce da un nucleo forte di condivisione, che riguardi i principi ispiratori, le riforme necessarie e le scelte strategiche che dovrebbe fare il Paese per l’avvenire. Per edificare una coalizione che stia in piedi, queste fondamenta sono imprescindibili; a garanzia della loro solidità, serve un programma, che impegni tutti i partecipanti, anche in caso di eventuale allargamento della coalizione, che non può fondarsi sull’obiettivo di mandare a casa l’avversario, ma sulla visione di un futuro possibile e necessario. Serve, prima di tutto, e al più presto, un programma: non si perda altro tempo con proposte incomprensibili e controproducenti.

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