Si barrica in cella e dà fuoco al materasso: morto intossicato un 19enne detenuto nel carcere di Pordenone
Un detenuto di 19 anni è morto intossicato dalle esalazioni di monossido di carbonio dopo aver dato fuoco, lunedì sera, a un materasso nella sua cella nel carcere del castello di Pordenone. Il giovane, di origine egiziana, è stato soccorso e portato fuori dal penitenziario ancora vivo, ma è deceduto durante il trasporto in ospedale. In seguito all’incendio è stata evacuata l’intera sezione detentiva, per consentire le operazioni di soccorso e mettere in sicurezza la struttura. A quanto riferisce il sindacato di Polizia penitenziaria Sappe, il 19enne si è “barricato nella cella dando fuoco alle suppellettili e minacciando la Polizia penitenziaria con una lama rudimentale e una bomboletta di gas. Gli agenti sono riusciti a entrare e a mettere in salvo gli altri tre detenuti, mentre il giovane si barricava nel bagno”. Altri due detenuti hanno accusato una lieve intossicazione e sono stati portati in pronto soccorso, per poi essere riaccompagnati in carcere.
Il ragazzo – con piccoli precedenti penali – era finito in carcere il 30 luglio perché coinvolto in una violenta rissa in città, a cui avevano partecipato una quindicina di stranieri. Già noto alle forze dell’ordine per aver ricevuto un foglio di via dal comune di Pordenone, aveva reagito con violenza all’identificazione ed era stato arrestato per resistenza a pubblico ufficiale, nonché denunciato per violazione del foglio di via. “Il nostro primo pensiero va alla persona deceduta e alla sua famiglia. Ma proprio perché la Polizia penitenziaria ha il compito di garantire la sicurezza e, nello stesso tempo, vita e incolumità delle persone detenute, è necessario interrogarsi sulle condizioni nelle quali gli agenti sono costretti a operare. A Pordenone, ancora una volta, donne e uomini in uniforme sono entrati in una situazione estremamente pericolosa“, denuncia Donato Capece, segretario generale del Sappe.
La morte del 19enne è l’ultimo di una serie di episodi critici registrati negli ultimi giorni nelle carceri di tutta Italia, soffocate dal caldo e dal sovraffollamento: “Quando si arriva a gesti così estremi di disperazione, nell’immediato le considerazioni lasciano spazio alla carità cristiana che ci invita a guardare con pietà umana anche alle vicende più complesse, come quella di questo giovane”, scrive in una nota il sindaco di Pordenone, Alessandro Basso (FdI). “Altro doveva essere l’epilogo della sua storia in uno Stato di diritto”, è il commento del Garante dei detenuti del Friuli-Venezia Giulia Enrico Sbriglia, che sottolinea come i materassi ignifughi presenti nelle celle sprigionino “fumi e vapori di altissima tossicità“.
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