Scalata di Mediobanca a Mps, FdI contro i pm di Milano che vogliono le chat di ministri e parlamentari: “La richiesta è inammissibile”
La richiesta della procura di Milano di utilizzare le chat tra l’ex direttore generale del Tesoro Marcello Sala e 9 parlamentari nell’inchiesta sulla scalata di Mediobanca a Mps è “inammissibile” rispetto alle competenze della giunta per le Autorizzazioni della Camera. Con questa motivazione mercoledì mattina il deputato di Fratelli d’Italia Dario Iaia ha dato un’indicazione su quale sarà l’indirizzo della maggioranza sulla richiesta dei magistrati milanesi: negare l’autorizzazione a concedere le conversazioni whatsapp tra Sala e gli eletti, tra cui i ministri Matteo Salvini e Giancarlo Giorgetti, i sottosegretari Edoardo Rixi, Federico Freni, Maurizio Leo, Giovanbattista Fazzolari e i parlamentari Massimiliano Romeo, Giulio Centemero e Antonio Misiani. Oppure addirittura non esprimersi nè per il “sì” nè per il “no” ma per non “doversi procedere”.
Mercoledì mattina, in giunta per le Autorizzazioni di Montecitorio, il meloniano Iaia ha fatto la relazione in base alla lettera di spiegazioni della procura che a inizio agosto aveva inviato alla Camera. Nè Sala né i parlamentari sono indagati, ma i magistrati di Milano in una missiva di quattro pagine sostenevano che le chat servissero per verificare se effettivamente Sala abbia parlato coi nove parlamentari, per non danneggiare le indagini e perché l’inchiesta lombarda riguarda una delle “principali operazioni di aggregazione bancaria con riflessi sull’intero equilibrio del capitalismo finanziario italiano”.
In giunta per le Autorizzazioni, il meloniano Iaia ha spiegato che per verificare se nelle chat con Sala ci sono dei parlamentari non serve il via libera della Camera, ma i magistrati hanno tutti gli elementi per fare un vaglio “preventivo” iniziale. La giunta invece, è stata la sua argomentazione, deve valutare sull’opportunità o meno di autorizzare il sequestro di corrispondenza e su questo aspetto la richiesta dei magistrati milanesi sarebbe “inammissibile”, per il relatore meloniano. Questa posizione è in linea con quella relatore di maggioranza al Senato Adriano Paroli che il 10 settembre scorso aveva parlato di “intercettazioni a strascico”.
Iaia, infatti, mette in discussione la richiesta della procura che chiedeva di poter “consultare” i messaggi del telefono sequestrato a Sala. Ma per il meloniano l’articolo 68 non prevede una sorta di autorizzazione preliminare per permettere alla procura di “guardare i messaggi”, decidere se appartengano ai parlamentari e se siano interessanti. Un vaglio che spetterebbe alla procura stessa, per i meloniani, e non alla Camera che si troverebbe di fronte a un “paradosso”: “autorizzare l’accesso a una corrispondenza parlamentare per consentire alla Procura di scoprire se quella corrispondenza sia davvero parlamentare”, ha spiegato il relatore meloniano nel suo speech.
Inoltre, nella sua relazione, Iaia ha anche criticato la procura per aver già estratto le chat e poi averle distrutte ma, ha sostenuto, non ci sarebbe una prova della distruzione delle conversazioni nonostante la procura faccia sapere che non sono stati letti i contenuti dei colloqui. Infine il relatore contesta alla procura di Milano di aver mantenuto le copie dei messaggi precedenti alla loro elezione da parlamentare, ma per Iaia l’articolo 68 deve valere anche questi messaggi.
A ogni modo il relatore meloniano fa sapere che la richiesta potrebbe essere anche giuridicamente inammissibile e quindi la Camera decidere di non esprimersi. La prossima settimana, una volta approfondita la relazione, la giunta per le Autorizzazioni dibatterà sul tema ma l’indicazione sembra chiara: si va verso il “no” all’utilizzo delle chat tra l’ex direttore generale del Tesoro e i 9 parlamentari o al “non doversi procedere”.
KioskNews shows a cleaned-up reading view extracted from the publisher’s page — the original always lives on their site, not ours.