Vali per quello che consumi. C’è da meravigliarsi se un 14enne si sente protagonista rubando da una vetrina?
di Franca Moroni (funzionario regione Emilia-Romagna)
“E quando è arrivata la polizia quei quattro ignoranti hanno urlato più forte, di sangue han coperto i cortili e le porte chissà quanto tempo ci vorrà per pulire”.
Dopo la guerra Russia-Ucraina lo stipendio mensile medio italiano, 1500-2000 € – quello di un insegnante, di un funzionario comunale, di un operaio dopo alcuni anni di lavoro – con cui si viveva benino nella provincia e nelle piccole città, un po’ me nelle grandi, oggi ti pone anche il problema di che pane comprare (un kg di pane 5 € al supermercato in Bologna: in un mese il 10% dello stipendio). Io, cittadino che ha sempre lavorato con uno stipendio medio, mai avrei immaginato, in quattro anni di dovere pormi il problema di comprare il pane fresco. Se non hai figli e abiti in provincia, puoi vivere decorosamente, ma se hai figli anche con una casa (e non parliamo di chi deve pagare l’affitto o il mutuo) vivi con la paura che ti accada qualcosa, un incidente all’auto che non puoi cambiare, una frattura per cui la AUSL non ti paga la riabilitazione o semplicemente il tetto da riparare.
Se questa è la realtà, pensiamo che minorenni che vivono anche nella più normale delle famiglie non leggano ogni giorno la preoccupazione sulla faccia dei propri genitori? E non parlo nemmeno della povertà assoluta. Si dice, con indignazione, che questi adolescenti saccheggiano per portare via un paio di scarpe o qualche vestito, che non c’è richiesta politica. Ma la nostra società con cosa bersaglia tutti i giorni questi ragazzi? Sei accolto solo se hai quelle marche addosso, una pubblicità su due è un automobile senza la quale, ti dicono, non sei felice, non sei libero, non sei nulla. Vali per quello che consumi, altro non c’è. C’è da meravigliarsi se un 14 enne si sente protagonista solo nell’impossessarsi di quelle scarpe o di quelle felpe?
Poi gli analisti dicono che non li capiscono? Ma se è dalla rivoluzione cristiana di duemila anni fa che almeno il Vangelo ci dice cosa vuol dire capire gli ultimi. Solo che oggi gli ultimi stanno diventando il 60% dei giovani perché in Italia basta essere figli per cadere in una realtà di disagio economico e culturale.
E non mi si dica che le jacqueries non portano a niente, anzi, inaspriscono la repressione. Ne sono perfettamente consapevole ma non posso moralmente condannare più questi adolescenti di quanto non condanni gli “svizzeri che governano la UE” , di quanto non condanni chi non si vergogna di esporre in vetrina borse che costano come tre stipendi di una famiglia normale, come ci ha ricordato uno di quei ragazzi. Poi sono i sedicenni senza senso di responsabilità, sono loro che non esprimono istanze politiche? E la stampa spinge gli studenti doc, quelli certificati “per bene e pacifici”, a prendere le distanze da quelli brutti, sporchi e cattivi?
Non si cada nell’abile mossa di dividere i penultimi dagli ultimi. Tutti esprimono istanze politiche.
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