“Quella firma non è mia”, spunta una nuova falsificazione nelle pratiche edilizie del Constellation di Crans Montana
“Una firma che non ho mai messo su quei documenti”. È da questa contestazione, riferita alla polizia cantonale, che emerge un nuovo elemento nell’inchiesta sulla strage di Capodanno a Crans-Montana, dove il primo gennaio sono morte 41 persone e altre 115 sono rimaste ferite. Tra le vittime anche sei giovanissimi italiani. Al centro questa volta c’è una pratica edilizia presentata poche settimane prima dell’incendio al Constellation, il locale andato a fuoco durante i festeggiamenti e di cui erano titolari i coniugi Jessica e Jacques Moretti. Da tempo l’inchiesta è salito di livello perché nel registro degli indagati sono stati iscritti non solo il sindaco, ma anche dipendenti ed ex dipendenti del Comune.
A metà dicembre 2025, pochi giorni prima del rogo, i proprietari del locale, avevano depositato una domanda per il rifacimento della veranda. Tra i documenti allegati alla pratica compariva il nome di David Alexandre Barras, ingegnere civile molto noto nella zona. Il professionista, però, ha negato di aver sottoscritto quei documenti. A riferire la circostanza agli investigatori è stato lo stesso Barras, dopo essere stato contattato da un giornalista che gli chiedeva spiegazioni su quella certificazione. La domanda, ha raccontato l’ingegnere alla polizia cantonale, lo aveva sorpreso: quella firma non era sua.
Barras avrebbe quindi contattato un funzionario del Comune di Crans-Montana, già coinvolto nell’inchiesta sul rogo. Secondo quanto riferito dal professionista, il dipendente avrebbe ammesso di aver “forzato” la procedura. Dopo un confronto con la persona che aveva predisposto la pratica, avrebbe deciso di inserire il nome dell’ingegnere tra i documenti, perché il titolo professionale di Barras era necessario per poter autorizzare la domanda. Restano da chiarire le responsabilità dei proprietari del Constellation. Al momento non è infatti emerso se Jacques e Jessica Moretti fossero a conoscenza della presunta falsificazione della firma quando la pratica edilizia venne presentata.
La vicenda ha provocato una nuova reazione del Comune. L’amministrazione di Crans-Montana, dopo essere stata informata delle rivelazioni emerse dalla stampa, ha deciso di sospendere il funzionario coinvolto. La decisione è stata annunciata giovedì dal sindaco Nicolas Féraud, anche lui indagato nell’inchiesta sull’incendio e mai dimessosi nonostante l’ammissione che il locale non era stato controllato da anni.
“I fatti rivelati dai media allarmano il consiglio comunale ed è questo il motivo per cui abbiamo deciso di ascoltare immediatamente il nostro collaboratore”, ha spiegato François Berclaz, consigliere comunale responsabile dell’edilizia. “In questa fase non anticipiamo alcuna conclusione e abbiamo deciso di sospenderlo per chiarire la vicenda nel modo più sereno possibile”. La presunta falsificazione della firma dell’ingegnere non è il primo elemento di questo tipo emerso dagli accertamenti sulla documentazione relativa al Constellation. Un precedente riguarda una fattura relativa all’acquisto della spugna fonoassorbente utilizzata nel 2015 per rivestire il soffitto dell’interrato del locale, proprio la struttura interessata dall’incendio del primo gennaio. Dall’inchiesta è emerso recentemente che l’ex direttrice dell’edilizia, ora indagata, avrebbe avvisato che bisognava prestare attenzione alla schiuma utilizzata per l’isolamento acustico del locale Constellatio poiché avrebbe potuto provocare un rogo.
Nel corso delle indagini sarebbe emerso che quel documento non era una vera fattura, ma un preventivo che era stato modificato per apparire come tale, con l’obiettivo di far quadrare la contabilità. Per questo motivo Jessica Moretti è accusata anche di falso documentale, oltre che di incendio colposo, lesioni colpose e omicidio colposo. Il nuovo episodio si inserisce dunque in un’inchiesta che non riguarda soltanto le cause e le responsabilità del rogo, ma anche una serie di pratiche e documenti relativi alla gestione e agli interventi edilizi del locale. Al momento sono 17 le persone coinvolte nell’indagine della Procura del Vallese: tra loro i coniugi Moretti e diversi esponenti politici e funzionari dell’amministrazione comunale.
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