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Thursday, October 1, 2026

“Persone sradicate dalla loro terra, maltrattate, affamate o uccise senza pietà e senza che molti Paesi (come il nostro) muovano un dito. E se ci fossimo noi al posto loro?”: così Paola Turci

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Paola Turci torna con “Amore a dismisura”, il nuovo album in uscita il 2 ottobre. Un disco che guarda alla grande canzone d’autore italiana, quella di De André, Battisti e Fossati, ma che si apre anche alla letteratura europea del Novecento, alla filosofia continentale e al cinema.

Il titolo, dal latino “dismensura”, evoca un amore che eccede ogni misura: non quello romantico delle canzoni pop, ma una forza caotica e primordiale, l’Eros greco della Teogonia di Esiodo. Al centro del lavoro c’è l’autenticità intesa come conquista, che si guadagna attraverso la caduta e la resa, in un percorso che va dalla maschera di “Non basta l’argenteria” all’incontro con sé stessa di “Vita mia”. Nei brani il corpo femminile è insieme territorio personale e politico, la libertà appare come rischio e salto nel vuoto, e la memoria diventa un dovere etico, fino al grido collettivo che chiude il disco.

Tra le suggestioni ci sono Ginzburg, Pasolini, Pavese, Bachmann, Woolf, Celan e Szymborska, e sul versante cinematografico Pasolini, Varda, Almodóvar e Akerman. Il nuovo capitolo di questo racconto è “E va bene così”, il singolo scritto da Paola insieme a Motta e Anastasi. Arriverà anche “Live a dismisura”, due appuntamenti speciali: il 29 novembre alla Santeria Toscana 31 di Milano e il 3 dicembre al Largo Venue di Roma.

In “Vita mia” si parla di una canzone “diversa” uscita dalla stanza. Questo disco nasce da un momento di riordino interiore e come si è sviluppato?
È un disco che nasce a causa probabilmente di una serie di circostanze che si sono ritrovate insieme : anni di silenzio, traslochi e cambi di città, il ritorno alla mia, di città, alla mia casa, le mille domande che in questo tempo mi sono fatta. E nasce anche da incontri felici come quello con Veronica, con Motta, con Bianconi.

In “E va bene così” c’è un gigante che ti guarda dall’altezza della tua fragilità. Chi o cosa è quel gigante?
È quella parte di me nel tentativo di assumere il comando . È un po Paola vs Paola

“Io tremo e tu mi dici che non sai nuotare”,è in “Lo stesso errore”. È il racconto di un rapporto in cui uno affoga e l’altro non aiuta? E come ci si salva?
L’altro non aiuta o non sa come farlo. Uno degli errori che si continua a commettere è quello di credere agli altri, come crediamo in noi stessi. Errori assolutamente e necessariamente perdonabili

In “Gesù di Michelangelo” c’è un messaggio finale su Palestina e pace. Quanto era importante inserire questo messaggio?
È il capolavoro di Michelangelo a darci il messaggio, la canzone ne trae spunto per raccontare una storia. Non posso non vedere ciò che è davanti ai miei occhi e che mi provoca rabbia e dolore. Persone sradicate dalla loro terra, maltrattate, affamate o uccise senza pietà e senza che molti Paesi (come il nostro) muovano un dito. E se ci fossimo noi al posto loro?

In Miss si cita “Angela sparita tra i lampioni”. Ti sei ispirata a fatti di cronaca?
Questa canzone è interamente firmata da Francesco Bianconi, racconta un femminicidio in una città “sconsacrata” , che probabilmente ha smarrito l’empatia per l’insana abitudine a queste notizie. È un inquietante affresco che solo Bianconi poteva realizzare.

In conclusione “Vita mia dici” “sapremo dire ancora basta”]. A che cosa direbbe basta oggi, e che cosa vorrebbe iniziare?
Vorrei che cominciassero le lezioni di sessuo affettività in tutte le scuole italiane, potrebbe essere una delle soluzioni più efficaci per sconfiggere la violenza contro le donne

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