Chi è il pilota indiano che ha salvato i 174 passeggeri del volo FlyDubai FZ1073

Il comandante del volo FlyDubai FZ1073, aggredito in cabina dal suo copilota, è un cittadino indiano con una lunga esperienza, pari a quasi 10 mila ore di volo. Lo riportano diversi media internazionali, tra cui quelli indiani, sottolineando che si tratta di Smit Machchhar, nato a Mumbai, e dal giugno 2022 in servizio per la compagnia emiratina.
In precedenza aveva lavorato per 11 anni in SpiceJet, una low cost indiana, accumulando un’esperienza di volo complessiva di 15 anni nel corso della quale ha ricoperto anche il ruolo di comandante addestratore di linea. È lui l’uomo che oggi ha lottato per bloccare il copilota che tentava di rompere i comandi e, nonostante le ferite, ha aperto la porta della cabina lanciando l’allarme.
Israel Hayom riferisce che “Machchhar ha reagito eroicamente, allertando l’equipaggio e i passeggeri, che alla fine sono intervenuti e sono riusciti a riprendere il controllo dell’aereo e ad atterrare in sicurezza grazie all’intervento di piloti fuori servizio a bordo”. Come aggiunge il quotidiano israeliano, “nonostante il copilota omanita lo avesse accoltellato e ferito gravemente nel tentativo di sabotaggio, il comandante Machchhar ha lottato con tutte le sue forze per contrastare l’aggressore. La sua resistenza ha impedito che i comandi fossero spinti irrimediabilmente verso il basso, dando il tempo decisivo ai passeggeri e ai piloti fuori servizio di fare irruzione per neutralizzare l’assalitore”.
Una battaglia a oltre 10mila metri d’altezza, che per fortuna si è conclusa con l’atterraggio dell’aereo in sicurezza sulla pista dello scalo saudita di Tabuk. Mentre l’allarme per la decompressione e la picchiata diffondeva il panico nella maggior parte dei passeggeri, tre israeliani seduti nelle prime file hanno capito che non c’era tempo da perdere. Sentendo le urla provenire dalla cabina di pilotaggio, rimasta parzialmente aperta durante la colluttazione, i tre sono entrati di corsa al suo interno.
Davanti a loro c’era il comandante Machchhar steso a terra, ferito e sanguinante, mentre il copilota cercava con tutte le sue forze di spingere la cloche verso il basso. Nonostante lo spazio ridottissimo e i violenti scossoni del jet, i tre si sono scagliati contro l’attentatore e sono riusciti a immobilizzarlo, disarmarlo e bloccarlo a terra.
Una foto circolata poco dopo sui media israeliani, che ritrae uno dei passeggeri con la camicia inzuppata di sangue, testimonia la violenza del corpo a corpo ad alta quota. Subito dopo sono entrati nella cabina di comando alcuni piloti fuori servizio, che erano a bordo dell’aereo per raggiungere il loro scalo di servizio. Hanno preso i comandi del Boeing, riuscendo a stabilizzarlo a fatica, e hanno avviato le procedure di emergenza, chiedendo l’atterraggio immediato alle autorità aeroportuali di Tabuk, la città saudita più vicina.
Uno dei tre passeggeri che sono intervenuti era un medico dentista, si chiama Shota Mosayeb. Ed è stato lui a soccorrere il pilota Machchhar. “Quando siamo entrati nella cabina, che il comandante con le sue ultime forze era riuscito a sbloccare da dentro, l’aggressore stava distruggendo i monitor. Gli ho stretto il collo e l’ho tirato fuori dalla cabina. Ho afferrato i comandi, l’aereo ha iniziato a stabilizzarsi e poi il pilota mi ha detto che stava riprendendo il controllo”, ha rivelato Yaniv Hayon durante il suo colloquio con Benjamin Netanyahu.
Il capo del governo israeliano è arrivato all’aeroporto Ben Gurion dove l’aereo di soccorso da Tabuk, operato da FlyDubai con i controlli di sicurezza operati dal Mossad, è atterrato in serata portando in salvo tutti i passeggeri. “È difficile spiegare quanto siano stati eroici quei tre israeliani”, sottolineano Ofir e Assaf appena rientrati in Israele. “Il personale era sotto shock, loro hanno preso in mano la situazione, ci tranquillizzavano. E i sauditi ci hanno trattato in maniera meravigliosa. Siamo grati di essere a casa, è un miracolo”.
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