Gli Usa sanzionano la presidente della Corte penale internazionale, ira di Tokyo

Il Dipartimento di Stato Usa ha imposto sanzioni alla presidente della Corte penale internazionale Tomoko Akane, di nazionalità giapponese, e al procuratore senior della Corte Abdoulaye Seye, originario del Senegal, che prevedono il congelamento di qualsiasi bene da loro detenuto nelle giurisdizioni statunitensi o che entri in contatto con il sistema finanziario statunitense.
Il segretario di Stato Marco Rubio ha definito la Corte penale internazionale "un tribunale sovranazionale corrotto e fatalmente politicizzato che ha abusato maliziosamente della propria autorità e ha oltrepassato il proprio mandato".
La Corte dell'Aja ha stigmatizzato la decisione definendola un "flagrante attacco" all’indipendenza del tribunale internazionale e ha promesso di continuare a perseguire la giustizia per le atrocità commesse in tutto il mondo.
Quando "gli attori giudiziari vengono minacciati per aver applicato la legge, è lo stesso ordine giuridico internazionale a essere messo a rischio", ha scritto la Corte, assicurando che "continuerà ad adempiere pienamente al proprio mandato con indipendenza e imparzialità".
L’organo di controllo della Corte, l’Assemblea degli Stati Parte, ha definito le sanzioni un’"escalation" che "rischia di compromettere le indagini in corso e di ostacolare gli sforzi globali" volti a garantire che la giustizia raggiunga le vittime di atrocità a livello mondiale.
La primo ministro giapponese Sanae Takaichi ha definito la mossa "molto spiacevole" quando un giornalista le ha chiesto un commento sulle sanzioni. "Il Giappone risponderà continuando a mantenere i contatti con i paesi coinvolti, compresi gli Stati Uniti", ha aggiunto.
Yuichiro Tamaki, leader del Partito Democratico per il Popolo, all’opposizione in Giappone, ha scritto su X che le sanzioni di Trump erano "oltraggiose e intollerabili". Ha esortato il governo di Takaichi a manifestare il proprio sostegno alla Corte penale internazionale e a rivolgersi al governo statunitense affinché "ritiri questa ingiusta sanzione".
“La presidente von der Leyen ed io sosteniamo con fermezza la Corte penale internazionale”, ha scritto in una nota il capo del Consiglio europeo Antonio Costa, "la presidente Tomoko Akane e i funzionari che ne difendono la missione. La Cpi contribuisce a garantire giustizia alle vittime di alcuni dei crimini più orribili al mondo. Per svolgere questo lavoro fondamentale, i suoi giudici e funzionari devono poter agire in modo indipendente e senza pressioni esterne".
Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha definito la Corte un “tribunale farsa” che “nasconde i propri abusi di potere dietro il linguaggio del diritto internazionale, minando al contempo i principi stessi della giustizia”. La Cpi aveva spiccato nel 2023 un mandato d'arresto nei suoi confronti.
"Mi congratulo con il segretario di stato Marco Rubio - ha aggiunto - per aver guidato gli sforzi determinati dell'amministrazione Trump contro l'illegittimo eccesso di potere della Cpi e per aver chiarito che i funzionari corrotti che guidano la Cpi dovranno affrontarne le conseguenze".
Il portavoce del ministero degli Esteri tedesco, Martin Giese, ha dichiarato ai giornalisti a Berlino che la Corte penale internazionale "sta adempiendo alla propria missione esattamente come previsto", assicurando alla giustizia gli autori di crimini gravi. Il ministro degli Esteri dei Paesi Bassi, Tom Berendsen, ha affermato di aver invitato Akane a un incontro "per discutere del nostro continuo sostegno".
La mossa è arrivata poche settimane dopo che Rubio aveva annunciato che gli Stati Uniti stavano lanciando una "campagna su vasta scala per smantellare la minaccia rappresentata dalla Corte penale internazionale per la sovranità degli Stati Uniti". Rubio aveva dichiarato che avrebbe esercitato pressioni sui 125 Stati membri della Corte perché si ritirino, sanzionato le organizzazioni che collaborano con la Corte e vietato al personale di recarsi negli Stati Uniti.
L’amministrazione Trump ha ora imposto sanzioni a nove dei 18 giudici della Corte penale internazionale, a entrambi i suoi procuratori aggiunti, al suo ex procuratore capo e a un altro membro dell’ufficio del procuratore, ha affermato la Corte. Gli Stati Uniti accusano la Corte di oltrepassare il proprio mandato indagando e cercando di perseguire alti funzionari militari e politici di paesi, come Israele e gli Stati Uniti, che non sono membri della Corte.
Le sanzioni possono avere ripercussioni sulla vita quotidiana dei funzionari della Corte. Impediscono ai funzionari della CPI e alle loro famiglie di entrare negli Stati Uniti, bloccano il loro accesso persino ai servizi finanziari di base, rendendo difficile persino andare a fare la spesa. La giudice canadese Kimberly Prost, sanzionata lo scorso anno, ha perso l’accesso alle sue carte di credito e Alexa di Amazon ha smesso di risponderle.
Fondata nel 1998 ed entrata in funzione nel 2002, la Corte penale internanale ha il compito di giudicare le persone accusate di genocidio, crimini contro l’umanità, crimini di aggressione e crimini di guerra. Sta attraversando una grave crisi, essendo presa di mira dagli Stati Uniti, che sono firmatari dello Statuto di Roma che ha istituito la Cpi ma non lo hanno mai ratificato.
Né Israele né la Russia ne fanno parte.
Nel 2023 la Cpi aveva emesso un mandato di arresto anche nei confronti del presidente russo Vladimir Putin per il suo ruolo nella guerra in Ucraina, il che ha portato Mosca a emettere a sua volta mandati di arresto contro alti funzionari della Corte. Tra questi figurava Tomoko Akane. “Anche se un giudice dovesse morire, siamo facilmente sostituibili, quindi non ha davvero alcun senso prenderci di mira”, aveva dichiarato allora.
Negli Stati Uniti, alcune organizzazioni per la difesa dei diritti umani hanno recentemente adito le vie legali per contestare le sanzioni imposte dal presidente americano Donald Trump alla Corte, sostenendo che ostacolano la capacità delle vittime di crimini di guerra di ottenere giustizia.
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