The Jerusalem PostHoldout juror in Lindsay Clancy trial hires high-profile counsel following mistrial controversyESPN DeportesAmérica rescata un empate imposible gracias a Miguel BorjaESPNUnwavering confidence in Loveland, concern for Pitts and more Week 2 insightsוואלהF-16 הוזנק בעקבות חדירת מטוס למרחב האווירי ליד קמפ דייווידInquirerCampus shooter ‘planned attack, warned classmates’한겨레‘7천원’ 출국납부금, 3만원으로 인상되나…내년 국중박도 유료화할 듯Sözcü40 bin koyunun yaşadığı çiftliği boşalttılar: Yıllar sonra bakın ne olduCNN TürkNetanyahu'yu sandık korkusu sardı! ''UÇ VE OY VER''InteriaDonald Trump zmienił plany. Nagły powrót do Białego DomuMalay MailSentul OCPD: Police to deploy mobile station near Najib’s Langgak Duta residence tomorrow; Prisons Dept to handle monitoringMintIran war: Tehran sets 7 terms to renew US talks — what are the demands? Will US strike against Houthis? What we knowSportstarShooting LIVE updates from Asian Games 2026: India women win silver medal in 10m air rifle; Sonam Maskar, Elavenil Valarivan enter final
The Daily Newsstand · Free, Always
Sunday, September 20, 2026

Tre anni dall’uccisione dei nove maiali del rifugio di Sairano: la memoria è divenuta resistenza

Translate

Tre anni dall’uccisione dei nove maiali del rifugio di Sairano: la memoria è divenuta resistenza

Icona dei commenti Commenti

di Roberta Marchi

20 settembre 2023.
Tre anni dopo, la memoria è resistenza.

Sono passati tre anni da quella mattina di settembre in cui nove vite sono state spezzate e il mondo dei Santuari di Animali Liberi in Italia è cambiato per sempre.

Tre anni.
Eppure ci sono giorni che non diventano passato. Restano incisi nella memoria, nel corpo, nella coscienza. Il 20 settembre è uno di questi.

Ricordiamo quell’alba ferita, quel cielo tinto di rosso. Tredici giorni di presidio davanti a Progetto Cuori Liberi, a Sairano. Ricordiamo le camionette, gli agenti in tenuta antisommossa, il cancello divelto, la violenza, i manganelli, i nostri corpi trascinati e calpestati. Il rifugio devastato pezzo dopo pezzo, fino ad arrivare a loro nove: vivi, resilienti.

Crusca, Crosta, Ursula, Spino, Carolina, Mercoledì, Pumba, Dorothy e Bartolomeo.

Nove individui che avevano conosciuto la libertà, sottratti al sistema zootecnico e finalmente liberi di esistere per ciò che erano: individui, non merci; soggetti, non prodotti.

Quel giorno loro furono uccisi.

Ma insieme a loro, qualcosa morì anche dentro di noi.

Morì l’illusione che i Santuari fossero luoghi intoccabili, che istituzioni e società riconoscessero il valore delle vite che li abitano.

Il 20 settembre ci mostrò una realtà diversa. Ci mostrò cosa accade quando un’esistenza mette in discussione un sistema fondato sul dominio.

La peste suina africana fu il contesto: una malattia specie-specifica, non trasmissibile all’essere umano, che colpisce suini e cinghiali e ha portato anche all’abbattimento massivo degli animali.

Dentro quella logica sono finiti anche i maiali di Progetto Cuori Liberi. Ritrascinati nel sistema da cui erano stati sottratti.

Ma quei nove non erano numeri. Erano Crusca, Crosta, Ursula, Spino, Carolina, Mercoledì, Pumba, Dorothy e Bartolomeo. Avevano un nome. Avevano relazioni, abitudini, paure, preferenze. Avevano una vita. E avevano qualcuno disposto a difenderli.

Per tredici giorni, centinaia di persone si sono alternate davanti a quel Santuario, mettendo i propri corpi tra la violenza dello Stato e gli animali.

Il 20 settembre quei corpi non sono bastati.

Da quella giornata si è rafforzata una consapevolezza che oggi attraversa il movimento dei Santuari: non siamo semplicemente luoghi che accolgono animali salvati. Siamo spazi politici.

Spazi nei quali il sistema specista viene messo in discussione ogni giorno, individui di specie diverse convivono e la cura diventa pratica politica, opposizione concreta al dominio.

Da quel giorno abbiamo imparato che i Santuari devono essere visibili, uniti, determinati. La loro esistenza non è una concessione e ciò che accade dentro un Santuario riguarda tutte e tutti noi.

Ricordarli significa pronunciare i loro nomi, raccontare le loro storie e non permettere che diventino una statistica. Erano individui e la loro vita aveva valore.

Tre anni dopo, la rabbia, il dolore e la consapevolezza di ciò che abbiamo perso ci sono ancora.

E sappiamo che, se è successo una volta, può accadere ancora. Tre anni di trattative e incontri non hanno ancora portato a garanzie o certezze.

Ma c’è ciò che da quella ferita è nato.

Ci sono nuove alleanze, persone che hanno trovato il coraggio di esporsi, Santuari che non sono rimasti silenziosi. Una rete che cresce, si interroga, lotta.

Ci siamo noi.

Quelle che quel giorno erano lì. Quelle che sono arrivate dopo. Quelle che hanno raccolto i pezzi e trasformato il lutto in organizzazione, la rabbia in lotta, la paura in consapevolezza.

Il 20 settembre 2023 ha segnato una frattura. Un prima e un dopo. Ma tre anni dopo possiamo dirlo con forza: non ci ha fermate.

Perché i Santuari non sono semplicemente luoghi in cui gli animali vengono salvati: sono luoghi in cui il mondo che vogliamo costruire viene già praticato.

Un mondo in cui nessun individuo è una risorsa, nessuna vita è sacrificabile per il profitto, la libertà non è un privilegio e la cura non è debolezza, ma resistenza.

Oggi ricordiamo i nove di Progetto Cuori Liberi con le lacrime.

Li ricordiamo lottando.

Continuando a resistere.

Continuando a costruire.

Crusca, Crosta, Ursula, Spino, Carolina, Mercoledì, Pumba, Dorothy e Bartolomeo: non vi abbiamo dimenticati.

Il vostro nome continua a vivere nella nostra lotta.

E finché continueremo a pronunciarlo, quel 20 settembre non sarà soltanto il giorno in cui hanno tolto la vita a nove maiali liberi.

Sarà anche il giorno in cui abbiamo scelto da che parte stare.

Dalla parte della libertà.
Dalla parte degli oppressi.
Dalla parte di ogni vita.

View the original on Il Fatto Quotidiano

KioskNews shows a cleaned-up reading view extracted from the publisher’s page — the original always lives on their site, not ours.