Antonio Santini: “Nadia non aveva mai voluto raccontare la malattia, diceva che il mondo era già pieno di problemi per farsi carico anche del suo. Siamo sempre stati innamorati, fedeli”
“Non aveva mai voluto raccontarlo, diceva che il mondo era già abbastanza pieno di problemi per farsi carico anche del suo”: sono le parole di Antonio Santini che, al Corriere della Sera, racconta il dolore per la morte della moglie Nadia, scomparsa il 2 novembre dopo una lunga malattia della quale non aveva mai voluto parlare pubblicamente. Prima donna italiana a conquistare le tre stelle Michelin, con il suo ristorante Dal Pescatore di Runate, in provincia di Mantova, Nadia Santini ha scritto una pagina importante della storia della gastronomia italiana. Un luogo dal fascino immutato nel tempo, con una cucina che ha pochi rivali per qualità e un’idea di ospitalità profondamente legata alla famiglia.
Un ristorante “di famiglia” nel senso più autentico del termine, perché Nadia e Antonio Santini avevano preso in mano la trattoria dei genitori di lui nel 1974, dopo aver deciso di lasciare gli studi di Scienze Politiche e dedicare la propria vita alla ristorazione. “I primi anni insieme abbiamo solo pensato a riguadagnare i soldi che avevamo speso per rifare il ristorante dei miei genitori. Se non ci fossimo riusciti, oltre a deludere mamma e papà, avremmo creato un bel problema… E invece abbiamo realizzato un sogno professionale, abbiamo avuto due figli straordinari, Giovanni e Alberto, e anche un nipotino. Siamo stati felici”. Antonio Santini si lascia andare a ricordi commossi parlando di Nadia, che preferiva “essere definita una cuoca, più che una chef” e che aveva imparato tanto da sua suocera Bruna, madre di Antonio. “La stessa sensibilità che Nadia aveva nella vita l’aveva anche in cucina e con gli ospiti: era questo lato spiccatamente umano, oltre al talento e all’inventiva, a caratterizzarla”.
Un amore che non si è mai affievolito: “Siamo sempre stati innamorati, fedeli e contenti di stare insieme. Appena potevamo viaggiavamo, abbiamo girato il mondo, abbiamo conosciuto persone straordinarie. Dovevamo sapere delle culture culinarie degli altri per poterli accogliere al meglio nel nostro paesino: questa era la nostra missione”. Poi il racconto si fa inevitabilmente più doloroso. Santini descrive il “tracollo nell’ultima settimana” e ripercorre gli anni della malattia: “Il tumore al seno che era comparso nel 2014 in questi anni era tornato più volte. Quest’ultima è stata fatale: si sentiva molto affaticata, qualche giorno fa ha smesso di camminare. Stanotte è morta dopo un giorno di incoscienza”.
“Mi dispiace darvi tutto questo disturbo“, sono state le ultime parole di Nadia. Antonio la ricorda come una donna “fervente cattolica, sensibilissima, generosa, intuitiva. Non voleva mai essere un peso per nessuno e sapeva sempre capire le persone, oltre alle materie prime che usava in cucina. Ma se le si pestava un piede non stava lì a farsi pestare anche l’altro, che sia chiaro…”.E adesso, che cosa accadrà al Dal Pescatore? “Nadia mancava in cucina da almeno tre anni, era sempre più affaticata. Giovanni, nostro figlio, ne ha fatto benissimo le veci, e anzi come diceva sempre Nadia ‘anche di più’. E allo stesso modo sta facendo benissimo Alberto, il nostro secondogenito, in sala. Al ristorante non cambierà assolutamente nulla“.
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