Accise, altra proroga. Rebus sui buoni benzina a dipendenti e autonomi

La storia insegna che gli sconti fiscali temporanei, una volta introdotti, sono complicati da togliere. E la cronaca lo conferma, con la proroga numero 16 del taglio alle accise dei carburanti attesa nel pomeriggio al consiglio dei ministri. Gli aiuti selettivi, annunciati a più riprese dalla premier Giorgia Meloni ma fin qui impantanati nella difficoltà di mettere d’accordo le esigenze della politica e quelle della finanza pubblica, rischiano quindi un nuovo rinvio: a meno che le esigenze della politica non impongano di accantonare le attese.
Sconto alleggerito
Come sempre in questi casi, cifre, parametri e misure ballano fino all’ultimo, tanto più nel continuo tira e molla tra chi chiede di passare subito alla nuova fase e chi predica prudenza. Per non alimentare la girandola continua delle ipotesi, dal ministero dell’Economia il riserbo è assoluto. Nelle ultime riunioni, sui tavoli è arrivata un’estensione degli sconti sul gasolio per altri 7-10 giorni, con l’obiettivo di ridurre il buco temporale fra l’addio ai vecchi aiuti e il debutto dei nuovi, il 1° ottobre: sempre che prendano forma in tempo.
Gli schemi parlano di uno sconto intorno ai 10-12 centesimi al litro. Tutto dipende però dalle tante variabili in gioco, perché a risorse date un allungamento della durata riduce l’entità dello sconto.
L’ipotesi buono benzina
Sul destino degli aiuti mirati, il tira e molla è invece continuo. L’impianto tornato in auge dopo le incertezze dei giorni scorsi punta su un bonus da 150 euro per sostenere negli ultimi tre mesi dell’anno lavoratori dipendenti e autonomi con un reddito fino a 28mila euro. Fuori dal raggio d’azione del buono benzina resterebbero i pensionati, nonostante le richieste di Forza Italia. E la stessa sorte potrebbe toccare ai dipendenti pubblici, anche se il tema rischia di rivelarsi politicamente delicato.
Per passare ai fatti, però, servono l’ultima parola della politica e, di conseguenza, quella della matematica chiamata a definire le coperture. Il tutto in uno scenario complicato dalla risalita continua dei prezzi dei carburanti, che ieri hanno nuovamente aggiornato al rialzo i loro decimali portando la benzina a 2,120 euro al litro (2,212 in autostrada) e il gasolio a 2,231 euro (2,313 in autostrada). La stessa traiettoria è stata seguita dal Brent, ieri a un soffio dai 110 euro al barile, facendo suonare più intensi gli allarmi nel Governo sulle prospettive per il futuro prossimo. Se n’è fatta portavoce la stessa premier, incontrando a Palazzo Chigi il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa: «Il continuo aumento dei prezzi dell’energia richiede azioni mirate e immediate a livello europeo a sostegno delle imprese e dei cittadini», ha detto Giorgia Meloni nella ricostruzione affidata a una nota di Palazzo Chigi.
Le prossime tappe
L’ennesimo “ponte” verso la nuova fase di aiuti permette anche di scavallare il 22 settembre, data segnata in rosso in tutti i calendari governativi perché quel giorno i conti nazionali Istat riveleranno i dati aggiornati su Pil e deficit del 2025. Da lì si capirà se le speranze, non infondate, di portare già in autunno l’Italia fuori dalla procedura Ue per disavanzi eccessivi saranno coronate dal successo. E di conseguenza si chiarirà l’orizzonte delle prossime mosse.
Da quelle tabelle non pioveranno i miliardi gratis sognati da molta politica. Ma prenderà forma anche il sentiero del deficit 2026, favorito peraltro da una crescita maggiore di quella prevista ad aprile che potrebbe permettere di mantenere il disavanzo ai livelli attesi offrendo al contempo margini fino a un paio di decimali di Pil (poco meno di 5 miliardi). E soprattutto, in caso di uscita dalla procedura, si libererà la strada per attivare la clausola di salvaguardia del Patto Ue chiamata a finanziare con l’extradeficit gli investimenti su rinnovabili e approvvigionamenti energetici oltre a quelli nella difesa. Ma è il capitolo successivo, che si scriverà dopo aver sciolto i rebus sulle misure più immediate.
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