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Tuesday, November 3, 2026

Iran, via libera di Khamenei al governo per negoziare con gli Usa. Prezzo del petrolio a -7%

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Gli Stati Uniti hanno colpito l'isola iraniana di Qeshm, nello stretto di Hormuz, secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, proprio mentre Donald Trump si era mostrato ottimista poco prima riguardo ai negoziati con Teheran. 

L'attacco avviene alla vigilia delle elezioni di metà mandato negli Stati Uniti. Secondo quanto riferito al Wall Street Journal da funzionari statunitensi che hanno richiesto l'anonimato, l'azione rientra in una serie di attacchi limitati condotti da Washington contro l'Iran nelle ultime settimane. Stando a uno di questi funzionari, l'esercito americano sta cercando di mantenere segreti tali attacchi, per evitare che si possa pensare a una volontà degli Stati Uniti di riprendere operazioni militari su larga scala. L'agenzia di stampa ufficiale iraniana Irna aveva precedentemente riferito di cinque esplosioni udite sull'isola di Qeshm.

Israele uccide altre 5 persone a Gaza

Cinque persone sono state uccise lunedì dall'esercito israeliano in diversi punti della Striscia di Gaza, secondo i servizi di soccorso palestinesi. 

Mahmoud Bassal, portavoce della Protezione civile, organizzazione di primo soccorso che opera sotto l'autorità di Hamas, ha dichiarato all'Afp che in totale "cinque persone sono state uccise e diverse altre sono rimaste ferite oggi (lunedì)" a Gaza. Tre persone sono state uccise nel settore di Khan Yunis, nel sud del territorio: una da "colpi dell'esercito israeliano", un'altra in un "attacco con drone mirato contro una tenda che ospitava sfollati" e una terza in un "attacco con drone israeliano contro un gruppo di persone vicino a un campo sfollati", ha dettagliato. Nel nord, una persona è stata uccisa in un "attacco dell'esercito israeliano che ha colpito un veicolo civile" a sud-ovest della città di Gaza. Una quinta persona è deceduta per "le schegge di una bomba sganciata da un drone" israeliano nel centro del territorio, secondo la stessa fonte.

Interpellato dall'Afp, l'esercito israeliano ha affermato di aver "colpito diversi terroristi" in queste zone, precisando che pubblicherà "presto" un comunicato dettagliato. Israele ha ucciso più di 1.550 palestinesi dopo l'inizio della “tregua”.

Medici Senza Frontiere chiede il rilascio del dottor Mohammed Obeid, detenuto senza accuse da 2 anni

Medici Senza Frontiere (Msf) chiede il rilascio "immediato e incondizionato" del dottor Mohammed Obeid, che dal 26 ottobre 2024 è detenuto dalle forze israeliane "senza alcuna accusa". 

"Il dottor Obeid, chirurgo ortopedico di Msf, è stato arrestato mentre era in servizio presso l'ospedale Kamal Adwan, nel nord di Gaza, dove forniva cure mediche salvavita. Da allora è detenuto in condizioni disumane e senza alcun contatto diretto con la sua famiglia. Il suo unico contatto con il mondo esterno è costituito dalle visite del suo avvocato, che sono però sporadiche", si legge nella nota. Msf esprime "profonda preoccupazione per la sua salute e le sue condizioni, piena solidarietà a lui e alla sua famiglia, e chiede che i suoi diritti, la sua dignità e la sua libertà gli siano restituiti senza ulteriori indugi". L'organizzazione lamenta che "non è un caso isolato". "Israele continua a detenere arbitrariamente decine di operatori sanitari di Gaza. Ai sensi del diritto umanitario internazionale il personale medico è protetto e non dovrebbe essere punito per aver svolto le proprie mansioni mediche", prosegue Msf.

Una delegazione del Qatar di mediatori nel conflitto tra Iran e Usa ha raggiunto in serata Teheran

Una delegazione del Qatar di mediatori nel conflitto tra Iran e Usa ha raggiunto in serata Teheran, dove ha in programma nuovi colloqui con funzionari della Repubblica Islamica: lo riporta il Times of Israel, citando un diplomatico con conoscenza di questi movimenti diplomatici. 

In discussione ci sarebbe la possibilità di una rapida riapertura dello stretto di Hormuz da parte di Teheran, in cambio di un allentamento delle sanzioni statunitensi. In seguito, ha aggiunto il diplomatico consultato dal Times of Israel, si aprirebbero negoziati sul programma nucleare iraniano.

Trump: "Prezzi del petrolio crollano, un accordo con l'Iran può avvenire!"

"I prezzi del petrolio stanno crollando vertiginosamente, con un calo di quasi 10 dollari al barile, un record,  perché si ritiene che non ci sarà una guerra con l'Iran. L'Iran vuole trovare un accordo, il prima possibile. Potrebbe succedere!". Così Donald Trump su Truth alla vigilia delle elezioni di midterm.

Udite 5 esplosioni sull'isola di Qeshm

L'agenzia iraniana IRNA  riporta che sono state udite 5 esplosioni sull'isola di Qeshm. Secondo quanto riportato dall'IRNA, gli abitanti di Qeshm hanno riferito di aver visto due aerei sorvolare l'isola"

Trump: "Nuovi attacchi dopo midterm? No"

"No". Così Donald Trump ha risposto a un cronista che chiedeva se gli Stati Uniti riprenderanno gli attacchi contro l'Iran dopo le elezioni di midterm.

Il Likud chiede di ritardare certificazione risultato voto, no della Commissione

Il partito Likud del primo ministro uscente di Israele Benjamin Netanyahu sta cercando di ritardare la certificazione dei risultati ufficiali delle elezioni che si sono tenute settimana scorsa. In mattinata, l'avvocato del Likud Ilan Bombach ha scritto al presidente della Commissione elettorale centrale (CEC), il giudice Noam Sohlberg, per richiedere una riunione urgente dei vertici della commissione prima della certificazione del voto, al fine di garantire che tutti i membri siano al corrente dei "gravi sospetti di interferenze straniere". Sohlberg ha respinto la richiesta di Bombach di rinviare la certificazione dei risultati, che deve essere effettuata entro e non oltre otto giorni dalle elezioni, scrivendo in risposta che "la Commissione elettorale centrale non ha l'autorità di sospendere la certificazione dei risultati, né ha l'autorità di intervenire in un'indagine in corso". Lo riporta il Times of Israel

Telefonata tra Putin e il segretario della Sicurezza dell'Iran Rezaei

Il segretario della sicurezza nazionale della Repubblica islamica Mohsen Rezaei ha avuto una telefonata con il presidente della Federazione russa, Vladimir Putin. Durante il colloquio, Rezaei e Putin "hanno discusso ed esaminato la situazione attuale nella regione e nel mondo, con particolare attenzione all'area dell'Asia occidentale", riferisce l'agenzia iraniana Fars. Durante la telefonata, Rezaei ha espresso apprezzamento nei confronti di Putin e di altri funzionari russi per il loro esplicito apprezzamento del ruolo dell'ex Guida suprema iraniana Ali Khamenei, ucciso durante un raid degli Usa in febbraio, nonché per il sostegno dimostrato alla resilienza del popolo iraniano.   Entrambe le parti hanno ribadito il proprio impegno a proseguire la cooperazione strategica, sulla base della tabella di marcia definita dai leader dei due Paesi, riferiscono i media iraniani.

Ok di Khamenei a trattare con gli Usa, petrolio a picco (-6,7%)

Crolla il prezzo del petrolio sulle speranze che la diplomazia possa riprendersi la scena nelconflitto tra Stati Uniti e Iran. Il Wti è arrivato a perdere fino al 6,7% a 97,1 dollari al barile mentre il Brent ha toccato in minimo di 105,86 dollari, sempre in calo 6,7%. La flessione del greggio ha accelerato dopo che il presidente iraniano, Masoud Pezeshkian, secondo quanto riferito dall'agenzia statale Irna, ha reso noto che il governo sta cercando di risolvere la situazione con il dialogo e che ha ricevuto dalla Guida Suprema, Mojtaba Khamenei, determinati poteri per farlo, riferisce Bloomberg. 

Pezeshkian: "Khamenei concede alcuni poteri al governo per trattare con gli Usa"

Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha dichiarato che la Guida Suprema, Mojtaba Khamenei, ha concesso al governo "determinati poteri" in merito ai colloqui di pace con Washington. Lo riportano i media statali iraniani e Iran International. 

"Ci stiamo adoperando per risolvere tali questioni attraverso il dialogo, a questo proposito, la Guida Suprema ha conferito al governo l'autorità necessaria", ha detto Pezeshkian, come riferisce Irna. "I nostri avversari non possono costringere l'Iran alla resa attraverso un conflitto. Ci opponiamo fermamente alle loro menzogne e alle loro pretese eccessive. In questo percorso, dobbiamo impegnarci a rafforzare la resilienza della popolazione, facendoci carico delle sue preoccupazioni e dei suoi timori", ha detto il presidente iraniano, durante un incontro con i governatori provinciali a Teheran.

Iran pronto a riaprire Hormuz in due giorni se gli USA accettano le sue richieste

L'Iran si dice pronto a riaprire lo Stretto di Hormuz entro due giorni, anziché nei sette previsti, se Washington accetta le sue condizioni. Lo ha dichiarato il portavoce del ministero degli Esteri iraniano. “La possibilità di attuare questo piano in due giorni è un ulteriore segno della buona fede dell’Iran”, ha affermato Esmail Baghai, sottolineando che “lo scambio di messaggi prosegue” tramite i mediatori. “Se le richieste di Teheran venissero soddisfatte, sarebbe possibile ripristinare la sicurezza nello Stretto di Hormuz e rilanciare il processo negoziale in tempi molto brevi”. Il piano in sette punti proposto dall'Iran rimane sul tavolo, ma nel tentativo di garantire la pace è stato "ridotto e può essere attuato entro due giorni", ha dichiarato il portavoce del ministero degli Esteri ."Questo indica anche l'approccio di buona volontà dell'Iran. Abbiamo affermato che, se le richieste dell'Iran verranno soddisfatte, è possibile che la sicurezza nello Stretto di Hormuz venga ripristinata e che il processo negoziale possa iniziare in breve tempo", ha dichiarato Baqaei."Tutto ciò dipende da come la parte americana intende procedere riguardo al futuro di questo processo", ha specificato il portavoce iraniano.

Iran: "Nostra proposta sul tavolo. La prossima mossa spetta agli Usa"'

"L'Iran ha proposto agli Stati Uniti un 'piano in sette punti' e ha ascoltato le prospettive dell'altra parte. Sono state scambiate delle opinioni e la nostra proposta, riguardo a questo percorso diplomatico, rimane sul tavolo". Lo afferma il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baghaei, che sottolinea: "Le nostre richieste sono state espresse chiaramente e la prossima mossa spetta agli Stati Uniti". 

Yemen: sette feriti in attacchi aerei sauditi

Il Ministero della Salute degli Houthi ha riferito lunedì che sette civili sono rimasti feriti in attacchi aerei della coalizione guidata dall’Arabia Saudita sul porto di Hodeida e su una compagnia petrolifera.
«Quattro civili sono rimasti feriti durante un raid aereo condotto da aerei della coalizione saudita sulla banchina del porto di Ras Isa», il più grande porto marittimo del governatorato di Hodeida, ha precisato il portavoce del Ministero della Salute houthi, Anees Alasbahi, in un messaggio pubblicato sulla piattaforma X.
«Altri tre civili sono rimasti feriti durante un raid aereo che ha preso di mira una stazione della Yemen Oil Company, nel distretto di Bajil, nello stesso governatorato», ha aggiunto.
Un organo di stampa houthi aveva riferito in precedenza che l’Arabia Saudita, sostenitrice del governo yemenita contro gli Houthi appoggiati dall’Iran, aveva preso di mira il porto di Hodeida, infrastruttura strategica sotto il controllo di questi combattenti, nella parte occidentale del Paese.
«Anche il molo e una nave mercantile che vi si trovava» sono stati presi di mira, aveva aggiunto.
Hodeida ospita il più grande porto marittimo sotto il controllo degli Houthi e costituisce un punto di ingresso essenziale per il trasporto di generi alimentari e aiuti umanitari verso le zone da loro controllate.
Anche il porto di Ras Isa, situato a nord della città, è utilizzato per l’importazione e lo stoccaggio di petrolio.
 

Shin Bet e Commissione elettorale: "Il voto è stato regolare"

In un videomessaggio diffuso insieme al capo dello Shin Bet, David Zini, il presidente della Commissione elettorale centrale di Israele, Noam Sohlberg, ha ribadito che le elezioni della scorsa settimana si sono svolte "correttamente" e che la maggior parte delle accuse di interferenze elettorali sono false. I risultati "riflettono la volontà degli elettori", ha aggiunto. Riferendosi alle diffuse accuse secondo cui il Qatar o la Turchia avrebbero pagato per influenzare il voto arabo alle elezioni, Sohlberg ha spiegato che se i sospetti dovessero essere confermati, "ciò non minerebbe l'integrità del processo elettorale né i risultati delle elezioni nel loro complesso".

Raid israeliani su Gaza, almeno 8 morti incluso un bambino

Otto persone, tra cui un bambino, sono state uccise nelle ultime ore dagli attacchi israeliani sulla Striscia di Gaza. Lo hanno riferito i servizi di emergenza e gli ospedali locali. Secondo una nota della Protezione civile di Gaza, cinque persone sono morte a Khan Yunis e altre tre a Gaza City.

Pressing di Netanyahu su Trump per colpire l'Iran dopo le midterm. Lo riporta Axios

Donald Trump ha parlato con Benjamin Netanyahu sabato sull'Iran e su una possibile nuova azione militare. Lo riporta Axios citando alcune fonti, secondo le quali Netanyahu ha sollecitato Trump a colpire l'Iran subito dopo le elezioni di metà mandato. Il presidente Usa però sembra intenzionato a lasciare che i negoziati facciano il loro corso, in una strategia che desta preoccupazione in Netanyahu.

Elezioni Israele, Eisenkot potrebbe essere il nuovo presidente della Knesset

In attesa delle consultazioni del presidente di Israle, Isaac Herzog, che affiderà l'incarico per la formazione del governo, la strategia del Blocco del Cambiamento è di concentrarsi a sfruttare la maggioranza parlamentare delle opposizioni a Netanyahu per procedere prima di tutto con il cambio del presidente della Knesset, attualmente del Likud. 

Secondo Channel 12, proprio Gadi Eisenkot, il leader di Yashar! e primo partito tra quelli di opposizione, potrebbe essere il nome che il Blocco del Cambiamento proporrà con l'insediamento della nuova Knesset il 10 novembre. Poiché esiste la possibilità che Eisenkot entri a fare parte di un prossimo governo, anche eventualmente di unità, e in quel caso lascerebbe la carica libera a un altro dei leader dell'attuale opposizione.
Tuttavia,  i partiti del Blocco del Cambiamento non si sono ancora riuniti dal risultato delle elezioni, non hanno espresso un candidato premier unico e non hanno ancora presentato una strategia unitaria per la formazione di un governo a loro guida.

IL PUNTO - Svolta in Israele, Eisenkot apre ai partiti arabi per fermare Netanyahu: «Porte aperte su quattro principi»

Il leader dell'opposizione israeliana Gadi Eisenkot apre formalmente all'ipotesi di formare un governo con l'appoggio dei partiti arabi, reduci da un risultato elettorale senza precedenti nelle legislative di martedì. Il capo della formazione Yashar!, arrivata seconda al voto, ha tracciato la rotta annunciando che qualunque deputato disposto a sottoscrivere quattro paletti programmatici essenziali potrà essere considerato un interlocutore per la nascita del nuovo esecutivo.

«Le porte del governo che formeremo saranno aperte a qualsiasi rappresentante eletto che accetti questi principi e sia pronto ad assumersi la responsabilità che questo momento richiede», ha scandito l'ex generale in una nota ufficiale.

I quattro paletti programmatici

Le condizioni poste da Eisenkot definiscono un perimetro chiaro ma rigoroso

Il riconoscimento di Israele come Stato ebraico, democratico, liberale ed egualitario; l'adesione esplicita ai valori sanciti dalla Dichiarazione d'indipendenza, l'estensione del servizio obbligatorio — militare, nazionale o civile — a tutti i cittadini israeliani, compresi arabi e cristiani, la qualifica inequivocabile di Hamas come organizzazione terroristica, le cui capacità operative, militari e di governo nella Striscia di Gaza devono essere definitivamente sradicate.

Tra le prime mosse legislative all'insediamento della nuova Knesset, Eisenkot ha preannunciato l'immediata istituzione di una commissione statale d'inchiesta indipendente sui fallimenti legati agli attacchi del 7 ottobre e l'avvio della riforma per l'arruolamento universale, finalizzata a rinforzare gli organici dell'esercito. «Che nessuno vi inganni: nello Stato di Israele è la Knesset che concede la fiducia al governo, non il contrario», ha ammonito.

I numeri della Knesset: l'aritmetica dello stallo

L'iniziativa giunge all'indomani dell'ufficializzazione dei dati da parte della Commissione elettorale centrale, che certificano una situazione di sostanziale stallo politico nel Parlamento da 120 seggi. Il Likud del premier uscente Benjamin Netanyahu si attesta come prima forza con 27 seggi, ma l'intera coalizione di destra si ferma a quota 53, ben lontana dalla maggioranza assoluta fissata a 61 seggi.

Sul versante opposto, Yashar! di Eisenkot raccoglie 21 scranni, portando il fronte anti-Netanyahu a 48 seggi complessivi. In questo quadro numerico, l'unica via aritmetica per strappare il governo all'attuale premier passa inevitabilmente attraverso l'intesa con le formazioni rappresentative della minoranza arabo-israeliana, che con 19 seggi hanno segnato il proprio massimo storico.

Un sentiero stretto e le piazze divise

L'apertura resta comunque un passaggio politico ad altissimo coefficiente di rischio. Durante la campagna elettorale, infatti, gran parte del blocco contrario a Netanyahu — in cui militano esponenti della destra sionista e diversi ex alti ufficiali delle forze armate — aveva categoricamente escluso qualsiasi accordo con le liste arabe, ipotesi fino a oggi sostenuta apertamente solo dal partito dei Democratici sul versante progressista.

Nel frattempo, il dibattito istituzionale si riflette nelle strade. In piazza Habima a Tel Aviv centinaia di manifestanti si sono dati appuntamento per sollecitare un accordo di coalizione allargato a Lista Congiunta e Lista Araba Unita. A pochi metri di distanza si sono radunati decine di contromanifestanti della destra pro-Netanyahu, intonando cori a favore del premier uscente, chiedendo il ritorno immediato alle urne e urlando slogan oltranzisti come «Occupare, espellere e colonizzare».

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