Oliver Stone compie 80 anni: il regista guerriero sempre alla ricerca della verità

Se Oliver Stone fosse un suo personaggio, probabilmente avrebbe già una telecamera puntata addosso, una teoria scomoda da raccontare e qualcuno pronto ad accusarlo di essere andato troppo oltre. Del resto, in 80 anni di vita, compiuti oggi (15 settembre), il regista americano non ha mai avuto una grande passione per le mezze misure. Ha raccontato guerre, presidenti, complotti, soldi, rockstar e violenza. E lo ha fatto sempre con il volume al massimo. Stone, newyorchese puro sangue, è figlio dell'agente di cambio Louis Stone (nato Louis Silverstein e di Jacqueline Godde, una donna francese incontrata e amata dal padre sui campi di combattimento europei della prima guerra mondiale. Tra i suoi maestri c'è - letteralmente - Martin Scorsese: è stato il suo professore alla New York University Film School.
La guerra in Vitnam ne segna vita e successo
È cifra tonda per Stone, che martedì spegne 80 candeline. Un traguardo importante per un autore altrettanto importante, che ha trasformato le proprie ossessioni in cinema e l'America in un gigantesco set dove nessuno, dal soldato al presidente, è davvero al sicuro. Nato a New York nel 1946, Stone conosce da vicino l'orrore del Vietnam, dove combatte come soldato. Un'esperienza destinata a diventare il cuore di una parte fondamentale della sua filmografia. Dopo diverse pellicole di discreto successo, nel 1986 arriva "Platoon", il film che lo consacra. La guerra viene raccontata senza eroismi, attraverso la paura, la violenza e le contraddizioni di chi combatte: sarà proprio questo nuovo modo di narrare le atrocità dei conflitti armati a far conquistare a Stone l'Oscar per la regia e quello per il miglior film.
Tre anni dopo torna sull'argomento con "Nato il quattro luglio", storia del reduce Ron Kovic interpretato da Tom Cruise. Ancora un Oscar per la regia. Il Vietnam diventa così una delle grandi ferite e, al tempo stesso, delle grandi "fortune" della sua carriera, insieme alla politica e al rapporto tra individuo e potere.
Denaro e potere
Ma Stone è un registra versatile e l'anno dopo il suo primo successo con "Platoon" cambia scenario e porta la sua macchina da presa a Wall Street. Nel 1987 nasce Gordon Gekko, interpretato da Michael Douglas. Il suo motto, "Greed is good", diventa una delle frasi più celebri della storia del cinema. Ma dietro l'avidità celebrata da Gekko c'è la critica di Stone a un sistema nel quale denaro e potere sembrano parlare la stessa lingua. Per il suo ruolo, Douglas vince l'Oscar e il personaggio diventa un'icona. Stone, invece, continua a cercare nuovi bersagli.
La storia Usa sotto processo
Gli anni Novanta sono una sorta di "assalto" alla storia americana. Nel 1991 arriva "The Doors", con Val Kilmer nei panni di Jim Morrison. Poi "JFK - Un caso ancora aperto", film controverso e visionario sull'assassinio di John Fitzgerald Kennedy. Stone mette in discussione la versione ufficiale dei fatti e trasforma uno dei più grandi misteri americani in un thriller politico. Il risultato fa discutere, ma il successo è enorme. Nel 1994, poi, arriva "Assassini nati - Natural Born Killers", feroce riflessione sulla violenza e sulla sua trasformazione in spettacolo da parte dei media.
La politica interna e internazionale
L'anno successivo è la volta di "Nixon", con Anthony Hopkins nei panni del presidente travolto dallo scandalo Watergate. Sempre dalla parte della provocazione, Stone non smette di guardare alla politica. Racconta George W. Bush in "W.", torna alla finanza con "Wall Street - Il denaro non dorme mai" (pellicola meno apprezzata della prima) e affronta il tema della sorveglianza digitale in "Snowden".
Parallelamente realizza documentari e interviste sulla politica internazionale (memorabile "The Putin Interviews" del 2017, un'intervista-documentario a Vladimir Putin), confermando una caratteristica che lo accompagna da sempre: la voglia di entrare nelle zone grigie, quelle dove le risposte facili finiscono e cominciano le domande. È anche questo ad averlo reso uno dei registi più discussi di Hollywood. Amato, premiato, contestato e talvolta accusato di essere troppo schierato, Stone ha sempre preferito il rischio alla prudenza.
Ottant'anni e la partita è ancora aperta
A 80 anni, dunque, Oliver Stone può guardarsi indietro e vedere una filmografia che sembra una mappa delle inquietudini americane. Vietnam, capitalismo, presidenze, rock, violenza, complotti, tecnologia: cambiano i soggetti, non cambia lo sguardo. Per Stone la partita non sembra essere ancora finita, perché se c'è una cosa che il regista ci ha insegnato in otto decenni è che dietro ogni storia ce n'è sempre un'altra. E che, prima di arrivare ai titoli di coda, vale la pena fare ancora una domanda. Anche scomoda.
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