Peppe Voltarelli: "La canzone d'autore paga un prezzo alto alla politica degli ascolti"

Peppe partiamo da Polignano a Mare: cosa ha significato per te esserci e come hai lavorato al tuo live?
Polignano a Mare è un po’ centro il nevralgico del Sud culturalmente, geograficamente e musicalmente, ha grande sensibilità per arte e musica. Di Mimmo noi tramandiamo la sua opera con gioia, entusiasmo e rispetto, sono certo che la sua vita abbia impreziosito la cultura italiana. Ho cantato accompagnato dall'Orchestra Sinfonica di Sanremo, non capita tutti i giorni di avere così tanti musicisti sul palco, e il mio è un omaggio a Modugno che nasce da due progetti che ora ho fuso ed è diventato uno. E' emozionalmente forte cantare con un'orchestra, è un atto di disciplina e interazione.
In cosa consiste oggi la modernità di Domenico Modugno?
Dal punto di vista artistico aveva la capacità di un canto molto libero, legato al Folk inteso come spontaneità e coinvolgimento emotivo, che è un po’ la storia della canzone italiana, figlia di un legame profondo tra voce e testo. Lui è stato un autore coraggioso,è passato dal teatro al cinema e alla canzone sempre con dignità e solidità artistica. Noi rappresentiamo il Sud contadino cresciuto dopo la guerra che poi è diventato dolce vita. Mimmo ha sempre cantato in tutti i dialetti del Sud rendendoli un messaggio unitario. Ha collaborato con Eduardo De Filippo, Pier Paolo Pasolini, Garinei e Giovannini, è stato protagonista di quel capolavoro che è Rinaldo in Campo. La moda lui non le seguiva.
Avere, come te, in bacheca tre Targhe Tenco cosa significa?
Sono grato a chi ma ha aiutato e mi aiuta ancora, a chi ha riconosciuto il mio percorso. La prima Targa è stata per un progetto in calabrese. E' una scena ricettiva.
Si avvicina il 2027 e con lui i vent’anni di Distratto ma Però, tuo album d’esordio da solista: lo festeggerai? Lo ristampi?
Mi hai fatto un assist prezioso perché per me è stato un disco importante. Ho fatto parte di un gruppo per quindici anni e poi quando te ne vai ti senti una persona sola però ho trovato tanti amici tra cui Finaz della Bandabardò che mi ha prodotto. E' un disco che ho portato all’estero.
Quando accendi il telegiornale e vedi come le forze del male siano sempre più forti e ripensi al bootleg Duisburg Nantes Praga del 2007 un lavoro di denuncia contro la mafia ti viene la tristezza?
Il disco nacque da un concerto a Duisburg dopo la strage e aveva la missione di riabilitare gli italiani. E' stata una grande responsabilità l'idea di riabilitare la nostra faccia più rispettabile: all'estero ci sono milioni di italiani che fanno vita normale. Sì, sono triste.
Collegandomi al tuo impegno sociale e a quello di molti tuoi colleghi e vedendo la situazione politica, sociale ed economica che oggi viviamo in Italia credi che la musica d’autore abbia fallito o abbia raccolto meno di quanto si auspicava?
C’è da registrare un cambio epocale del pubblico, della fruizione e del pensiero: internet ha cambiato il modo di pensare. La canzone d’autore paga un prezzo alto al mercato discografico e alla politica degli ascolti. Siamo una super nicchia, il pubblico è diminuito ed aumentata la sua età. In pandemia pensavo che si sarebbero dimenticati di me e invece…diciamo che abbiamo perso più che fallito
Penso al tuo Ultima notte a Malá Strana: lì vivevano alchimisti e maghi, se oggi pensi al tuo viaggio artistico ti senti un po’ un eretico dell’arte?
Mi ritengo un libertario e me ne accorgo nelle cose piccole del quotidiano. Essere libertari è consapevolezza di camminare anche a fatica ma sulle nostre gambe. Sono un battitore libero senza padroni per quanto fatico.
Il tuo ultimo album La grande corsa verso Lupionòpolis contiene otto canzoni in calabrese. Come spieghi la rinascita dei dialetti nella musica?
Il dialetto è la lingua di casa, della compagnia, è la lingua nostra. Serve per le emozioni più profonde e ci porta in quella dimensione. Otello Profazio e Matteo Salvatore, per citare due nomi, è come scoprire un poeta straniero, è un obbligo farli conoscere. E ti dico che Lupionòpolis esiste davvero, è in Brasile e c'è un supermercato che si chiama Voltarelli: ci andrò appena possibile.
I marinai perduti in porti deserti, senz’anima e che una terra bellissima la vedono solo all’orizzonte è la metafora di una umanità smarrita?
Oggi c'è tanta paura di solitudine e si rischia di non trovare una quadra solidale. Ci vorrebbero più abbracci e meno respingimento della diversità.
Che accadrà nelle prossime settimane?
Farò un bell’evento a Firenze il 17 settembre che si chiama Crossing Peace: suonerò su una zattera sull’Arno. Resto in giro con lo spettacolo su Domenico Modugno e a Rossano Calabro e Corigliano curo la direzione artistica del Festival dell’Appartenenza che sarà la prossima settimana con tanti ospiti e con un omaggio a Claudio Lolli.
Stai lavorando a un nuovo album?
Al momento nulla c'è che prenda forma. Dimenticavo, a Firenze, dove vivo, c'è la libreria Todo Modo e per loro scrivo una rubrica settimanale che si chiama Trattami: è una esperienza che mi piace.
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