Overbooking sanitario contro le liste d’attesa: una prenotazione in più nelle agende per coprire i buchi di chi non si presenta. “Non si capisce su chi ricadrà quel lavoro extra”
Un paziente in più, per ogni agenda, in modo che si possa compensare il vuoto lasciato da chi prenota una visita e poi non si presenta. È il cosiddetto overbooking sanitario. Come in aereo: si “vendono” più posti di quanti ce ne siano davvero, per far sì che, in caso di assenze, il buco possa essere subito riempito. Un sistema reso strutturale a inizio settembre dalla Regione Marche per velocizzare lo scorrimento delle liste d’attesa, riducendo gli sprechi causati dai no-show, le defezioni ingiustificate dei pazienti. Ma la misura apre interrogativi sull’organizzazione e sugli orari di lavoro del personale. Infatti, se il meccanismo dell’overbooking è chiaro quando almeno un paziente non si presenta, è più difficile da gestire nel momento in cui tutti arrivano all’appuntamento. Chi la fa quella prestazione in più? È lavoro straordinario? Come viene pagato? Interrogativi irrisolti che coinvolgono più categorie professionali: dai medici agli infermieri, passando per gli operatori sanitari e gli amministrativi.
La prima Regione ad averci provato era stata in realtà la Lombardia dell’assessore al Welfare, Guido Bertolaso, con una delibera del 2023. Ma il Tar ha annullato parte del provvedimento nel 2024, perché interveniva in modo unilaterale su materie demandate alla contrattazione collettiva. Inoltre, secondo il tribunale amministrativo, il meccanismo rischiava di determinare una congestione delle visite, incidendo sulla qualità del servizio. Questioni che non sembrano superate dalla delibera approvata dalla giunta marchigiana l’8 settembre e che rischiano dunque di condurre al medesimo esito.
La misura introdotta dalle Marche prevede l’inserimento di un appuntamento aggiuntivo, all’inizio o alla fine delle agende individuate, per visite specialistiche, mammografie, ecografie e Moc. L’obiettivo è recuperare i posti persi a causa delle assenze dell’ultimo minuto. Ma nel caso in cui si presentino tutti, assicurano dalla Regione, nessun paziente sarà rimandato a casa: le prestazioni verranno effettuate fino alla fine, allungando se necessario l’orario di servizio del personale.
È proprio quell’eventuale allungamento dell’orario a sollevare i maggiori dubbi dei sindacati. In particolare della Uil, la sigla che nel 2023 aveva depositato il ricorso al Tar lombardo. “Non siamo stati coinvolti preventivamente della definizione del provvedimento. Abbiamo incontrato l’assessore il 7 settembre, la delibera è stata approvata l’8”, spiega a ilfattoquotidiano.it la segretaria generale di Uil Marche, Claudia Mazzucchelli. In quella sede la Regione ha parlato di un “overbooking controllato, concordato con i professionisti sanitari”. Ma per il sindacato resta da chiarire proprio cosa significhi, sul piano concreto e contrattuale, quel “concordato”. “In un sistema già alle prese con la carenza di organico – prosegue la segretaria – questo meccanismo rischia di appesantire ulteriormente tutti i professionisti”.
Ai sindacati non è ancora chiaro se l’eventuale “allungamento dell’orario”, previsto dalla Regione, vada a configurarsi come lavoro straordinario o come prestazioni aggiuntive. Così come non è stato indicato chi dovrebbe fermarsi e lavorare oltre la durata prevista della seduta, né con quale remunerazione. Il personale può essere obbligato a farlo oppure deve esserci una disponibilità preventiva? “Il sistema non può basarsi sull’etica degli operatori, facendo affidamento sul fatto che il personale sanitario difficilmente lascerà un paziente senza assistenza. Bisogna mettere i professionisti della salute nelle condizioni di lavorare con serenità, senza scaricargli addosso sforzi ulteriori”, commenta la segretaria.
Lo stesso concetto viene ribadito da Uil nazionale. “Ci sono tutta una serie di questioni da affrontare. Impatta fortemente sull’organizzazione del lavoro. Già ora è frequente che gli infermieri non riescano a rispettare il riposo minimo legale tra un turno e l’altro. Non si può chiedere loro un ulteriore supplemento di ore. Oltretutto senza alcuna contrattazione”, spiega a ilfattoquotidiano.it il segretario confederale Santo Biondo, ricordando proprio il ricorso vinto in Lombardia. “Le liste d’attesa si abbattono investendo sulla sanità pubblica e sul personale, non chiedendo ancora uno sforzo a organici già esausti”, conclude Biondo.
In ogni caso, nelle Marche la questione non è ancora chiusa. Alla domanda se sia escluso un nuovo ricorso al Tar, Mazzucchelli risponde: “Stiamo valutando”. La Uil non mette in discussione il problema al quale la Regione tenta di rispondere. Le liste d’attesa restano una delle principali difficoltà di accesso al Servizio sanitario. E spesso costringono chi non può permettersi di rivolgersi al privato a rinunciare o rimandare le cure. Il punto però, conclude Mazzucchelli, è capire se l’overbooking riesca davvero ad aumentare le prestazioni senza scaricare il costo organizzativo sul personale e, a catena, sulla qualità delle cure, riducendo i tempi della prestazione. Un punto di equilibrio difficile da trovare, tra il diritto dei professionisti a condizioni di lavoro dignitose e quello dei pazienti ad accedere alle cure in tempi adeguati.
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