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Monday, October 5, 2026

Il parlamento Ue pronto a superare la “linea rossa” della Cina: al voto un testo che chiede una “continua presenza navale” vicino a Taiwan

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Il parlamento Ue pronto a superare la “linea rossa” della Cina: al voto un testo che chiede una “continua presenza navale” vicino a Taiwan

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L’imprevedibilità dell’alleato americano e le ripercussioni economiche delle guerre in Ucraina e Medio Oriente non danno altra scelta all’Europa che estendere il proprio orizzonte ad altri partner. E l’Estremo Oriente, con la grande potenza cinese in testa, non può che essere in cima alla lista. Così, il numero di Paesi europei che hanno chiesto alle istituzioni brussellesi di rafforzare i propri legami commerciali con Pechino sono aumentati col passare degli anni. Per questo il Parlamento Ue ha commissionato un report che indichi quale sia la strada da intraprendere per un futuro fruttuoso con la Repubblica Popolare. Il documento, non vincolante, è già stato approvato dalla commissione parlamentare Affari Esteri e verrà votato dalla Plenaria di Strasburgo mercoledì. Ma le indicazioni al suo interno sono tutt’altro che orientate alla distensione: tra le altre cose, nel testo si invitano i Paesi alleati alleati a tenere “una presenza navale continua ed esercitazioni congiunte” nelle acque vicino a Taiwan.

I temi sui quali il documento chiede fermezza sono diversi, dalla necessità di limitare il deficit commerciale col Dragone e limitare la concorrenza delle aziende cinesi, fino alla volontà di chiedere un impegno di Pechino per il rispetto dei diritti umani delle minoranze del Paese, in special modo delle popolazioni di Tibet e Xinjiang. Come è noto, la Cina non ama l’ingerenza straniera nei propri affari interni, ma se c’è un tema che a ogni intervento viene definito una “linea rossa“, quello è Taiwan. Secondo la Repubblica Popolare, che fa riferimento al principio riconosciuto a livello internazionale di Una sola Cina, le pretese indipendentiste dell’isola ribelle sono illegittime e, per questo, Taiwan non può che ricadere sotto la sua sovranità.

Ma il documento in fase d’approvazione al Parlamento europeo dice altro. Ad esempio che i 27 Stati membri devono “impegnarsi attivamente in sforzi diplomatici per respingere l’escalation della Cina nello Stretto di Taiwan, nel Mare Cinese Meridionale e Orientale; riaffermare il fermo sostegno alla libertà di navigazione e di sorvolo nell’Indo-Pacifico, in linea con il diritto internazionale, inclusa la Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (UNCLOS); rafforzare la cooperazione sulla sicurezza marittima con l’India e altri partner dell’Indo-Pacifico in risposta alla crescente presenza navale della Cina nella regione e ai tentativi sistematici di minare gravemente la libertà di navigazione; intensificare il dialogo con la Cina al fine di rafforzare la lotta contro la pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata, e aumentare la trasparenza sulla portata e sulle attività della sua flotta”. Ma soprattutto, ed è qui che si arriva al passaggio che potrebbe scatenare l’ira del gigante asiatico, l’Europa “non ha mai sostenuto il principio di Una sola Cina e si oppone a qualsiasi provocazione o tentativo unilaterale di violare lo status quo con la forza o la coercizione, o contro la volontà del popolo taiwanese”. Si chiede infine di “lavorare con gli Stati membri e altri partner democratici nella regione a un più stretto coordinamento della sicurezza, compresa una presenza navale continua ed esercitazioni congiunte, per rafforzare la stabilità nella regione; adempiere all’impegno assunto dalla Commissione dinanzi al Parlamento di lavorare per dissuadere la Cina dal provocare o far crescere le tensioni con Taiwan; chiarire che l’Ue continuerà a sviluppare le sue relazioni con l’isola in una serie di settori, al contempo aderendo alla politica dell’Ue di Una sola Cina e incoraggiando il dialogo e l’impegno costruttivo attraverso lo Stretto di Taiwan; in questo contesto, si invitano le Nazioni Unite a respingere le richieste cinesi e a concedere ai titolari di passaporto taiwanese – inclusi turisti, giornalisti, operatori di ong e attivisti politici – l’accesso a visite ed eventi presso le Nazioni Unite”.

Il fatto che non si tratti di un documento vincolante e che, nei fatti, la presenza europea nel Mar Cinese Meridionale rimarrà sostanzialmente invariata, quindi limitata a sporadiche esercitazioni a cui partecipa, di solito, un solo Paese Ue per volta, potrebbe evitare una nuova escalation di tensione, dato che le economie del Vecchio Continente devono già fare i conti con le ripercussioni della guerra in Ucraina, delle sanzioni alla Russia e della crisi energetica innescata dal conflitto in Medio Oriente. Ma la presa di posizione verrà sicuramente registrata a Pechino e riportata sul tavolo di eventuali future trattative commerciali. Un problema che non sembra preoccupare la maggioranza delle famiglie politiche europee, dato che in sede di commissione Affari esteri il testo è passato con 44 voti a favore, 9 contrari e 12 astenuti. Via libera dalla famiglia dei Conservatori, dei Popolari (compresi gli esponenti tedeschi, nonostante la Germania sia il Paese che vanta l’interscambio commerciale più importante con Pechino), dei Patrioti, dei Liberali e dei Verdi. Si sono opposti invece quelli di Europa Sovrana e The Left, mentre i Socialisti hanno deciso di astenersi in blocco.

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