Caro carburanti, altra mini proroga di sette giorni dello sconto sul gasolio. Le “misure mirate” devono attendere
Il governo Meloni continua a rinviare l’adozione delle annunciate “misure mirate” contro il caro carburanti. Con il gasolio volato a 2,18 euro al litro sulla rete stradale e a 2,26 euro in autostrada, il cdm riunito giovedì pomeriggio ha prorogato di altri sette giorni il taglio delle accise che, considerando anche l’Iva, vale 17 centesimi al litro. La misura, generalizzata e dunque regressiva, resterà in vigore fino a giovedì 17 settembre. Non fino a fine mese, come aveva lasciato intendere ieri Matteo Salvini. A quel punto dovrebbero dunque arrivare i sostegni selettivi, si vedrà se sulla base del reddito o solo per le categorie più danneggiate dagli aumenti. “Non possiamo permetterci di spendere altri soldi per consentire a chi non ne ha bisogno o a chi viene dalla Francia per fare benzina di avere lo stesso aiuto di un italiano che prende 1200 euro al mese”, aveva detto la premier Giorgia Meloni dal palco di Bari per la festa di FdI.
I numeri fotografano intanto una nuova accelerazione dei prezzi, contro cui lo sconticino nulla può. Secondo gli ultimi dati dell’Osservatorio prezzi del Mimit, il prezzo medio del gasolio in modalità self service sulla rete stradale nazionale è salito a 2,184 euro al litro, dai 2,177 di ieri. La benzina è arrivata a 2,077 euro, contro i 2,067 di mercoledì. Sulla rete autostradale il diesel costa in media 2,258 euro al litro, dai 2,248 di ieri, mentre la benzina è salita a 2,163 euro. “Prezzi impazziti. Se ieri, in un solo giorno, un pieno da 50 litri di gasolio era rincarato di 40 cent, oggi in autostrada costa 50 cent più di ieri. Va ancora peggio per la benzina: in appena 24 ore un rifornimento si paga 55 cent in più, contro i 45 cent di ieri”, commenta Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori. “In due giorni in autostrada un pieno di gasolio ha fatto un balzo di 90 cent, la benzina un salto di 1 euro”.
La risposta dell’esecutivo è ancora una volta una misura-tampone. Ieri Salvini aveva anticipato la proroga, parlando di un intervento “fino a quasi fine mese” finanziato con le accise mobili, il meccanismo che consente di utilizzare il maggior gettito Iva legato all’aumento dei prezzi dei carburanti per ridurre temporaneamente l’accisa. Alla fine il governo ha scelto di procedere per una sola settimana, fino al 17 settembre. È l’ennesima riproposizione di una strategia poco efficace – non sta impedendo ai prezzi alla pompa di avvicinarsi a livelli record – e costata alle casse pubbliche oltre 2,6 miliardi di euro (inclusi gli aiuti per l’autotrasporto) che il governo aveva dichiarato di voler superare.
Il passaggio agli aiuti mirati non si è concretizzato perché nella maggioranza manca ancora una sintesi sulla platea da coprire. La Lega si è messa di traverso sugli aiuti basati sull’Isee e anche sull’ipotesi di un bonus in busta paga: Salvini pretende che siano compresi anche i lavoratori autonomi, che non beneficerebbero di una misura riservata ai dipendenti. Allargare la platea significa però trovare più risorse. Il vicepremier e leader di Forza Italia Antonio Tajani aveva a sua volta evocato “aiuti che possano aiutare soprattutto i ceti più deboli, il ceto medio, e aiutare le imprese”.
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