Israele, per exit poll né Netanyahu né Eisenkot hanno maggioranza: gli scenari possibili

Le elezioni per la Knesset israeliana, almeno stando ai primi exit poll, fotografano un Paese politicamente diviso a metà: nessuna maggioranza è emersa dal voto. Secondo i dati di Channel 12, il Likud di Benjamin Netanyahu è il primo partito, con 24 seggi, mentre Yashar di Gadi Eisenkot si ferma a 22. Il quadro è ribaltato per le coalizioni: il blocco di Eisenkot con 52 seggi supera quello del premier uscente, che si ferma a 50. Entrambi lontani dai 61 seggi necessari per la maggioranza assoluta. Se i numeri fossero confermati dai risultati ufficiali, attesi per il 28 ottobre, sarà difficile formare un governo (ELEZIONI ISRAELE, GLI AGGIORNAMENTI IN DIRETTA).
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Quello che devi sapere
Risultato storico dei partiti arabi
Un primo dato significativo di queste elezioni è il risultato storico e inequivocabile raggiunto dal fronte partiti arabi, con la Lista Unita (raggruppamento di tre fazioni) che ha guadagnato 11 seggi e Ra'am di Mansour Abbas altri 7. Il totale di 18 seggi è quasi il doppio di quelli attuali.
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Affluenza record al 77,7%
Un altro dato centrale è quello dell'affluenza. Gli elettori israeliani si sono riversati in massa ai seggi per scegliere il futuro del Paese, nonostante le condizioni sfavorevoli: un’alluvione nei territori del sud, strade chiuse per il maltempo, una tempesta di fulmini al centro, la forte pioggia a Gerusalemme. La partecipazione alle urne ha raggiunto il 77,7%, il dato più alto registrato dal 2001. In tutto hanno votati 5.695.682 elettori, il 7,1% in più rispetto alle elezioni precedenti.
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Il rapporto tra l'affluenza e i risultati dei partiti arabi
Altissima la presenza alle urne degli arabi-israeliani, che rappresentano il 18% dell'elettorato del Paese, con le comunità beduine del Negev che hanno fatto registrare una partecipazione più alta che in diverse altre cittadine a maggioranza ebraica o ultraortodossa.
L'allarme di Netanyahu per gli elettori ebrei
La tensione del governo per le elezioni è sfociata nella valanga di post pubblicati sui social da Netanyahu che, come già fatto nel 2022, ha lanciato l'allarme: "Stanno cercando di rubarci le elezioni. Affluenza alle urne superiore alla norma nelle roccaforti della sinistra. Si tratta di una scelta tra la destra e la Palestina. Elettori di destra, è un'emergenza! Andate subito a votare per il Likud!”, ha scritto. Poi ha citato l'arresto di tre membri del partito arabo Ra'am che avevano buste con contanti per influenzare il voto. E ancora: "Siete avvertiti: l'affluenza tra gli elettori arabi al Sud è enormemente più alta di quella degli ebrei, dovete andare a votare! Portare la nonna, la zia, il vicino, niente mare o barbecue oggi", ha aggiunto. Il Likud ha quindi chiesto un prolungamento dell’orario di voto, ma la Commissione elettorale ha respinto la petizione.
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I seggi secondo gli exit poll, partito per partito
Come detto, le cifre diffuse da Channel 12 danno il blocco di Gadi Eisenkot a 52 seggi e quello di Netanyahu a 50 seggi. Queste le previsioni dei seggi dei singoli partiti, tenendo a mente che il conteggio dei numeri può ancora cambiare.
- Il Likud di Netanyahu ottiene 24 seggi;
- Yashar di Eisenkot conquista 22 seggi;
- Naftali Bennet (del Blocco cambiamento di Eisenkot) si assicura 12 seggi;
- la Lista araba Unita raggiunge il risultato storico di 11 seggi;
- i Democratici di Yair Golan (Blocco del cambiamento) raggiungono 9 seggi;
- Avigdor Liberman (Blocco cambiamento) 9 seggi;
- il partito ultraortodosso Shas (blocco di Netanyahu) 8 seggi;
- Ra'am, partito islamico di Mansour Abbas raggiunge il risultato storico di 7 seggi;
- il Partito ultraortodosso ashkenazita (blocco Netanyahu) 6 seggi;
- Otzma Yehudit di Itamar Ben Gvir ottiene 6 seggi;
- Sionismo religioso di Bezalel Smotrich sei seggi.
Restano fuori, senza riuscire a superare la soglia di sbarramento, Amcha Israel di Ofer Winter e i Riservisti/Partito economico.
Cosa succede adesso: il ruolo dei partiti arabi
Nessuno, al momento, sembra avere i numeri in mano per formare una maggioranza solida. Il blocco di Eisenkot, essendo più avanti rispetto a quello di Netanyahu, da solo non ce la farebbe. Potrebbero risultare determinanti per consentire all'opposizione di formare un governo i seggi conquistati dai partiti arabi. Resta però da capire quali sarebbero disposti a sostenere Eisenkot, e a quali condizioni.
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I passaggi verso la formazione del governo
Quando ci saranno i risultati ufficiali, la palla passerà nelle mani del presidente Isaac Herzog, che consulterà i partiti e affiderà l'incarico al candidato che riterrà più in grado di formare una maggioranza. Il tentativo può richiedere settimane. Nel frattempo Netanyahu resta premier ad interim. Se si riuscirà a formare un governo, bisognerà poi incassare la fiducia della Knesset che, essendo a maggioranza semplice (quindi dei presenti al voto), potrebbe anche sfociare in un governo di minoranza.
I cinque scenari
Le possibilità adesso sono 5.
- Un governo guidato da Eisenkot, se riuscisse a trovare l'appoggio dei partiti arabi e se i risultati definitivi confermassero il vantaggio sul blocco di Netanyahu.
- Un nuovo governo guidato da Netanyahu, se i risultati ribaltassero gli exit poll.
- Un governo di minoranza di Eisenkot, che però per sopravvivere avrebbe comunque bisogno del supporto esterno dei partiti arabi.
- Un governo di unità nazionale Netanyahu-Eisenkot.
- Il ritorno alle urne.
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