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Friday, September 25, 2026

Gaza è distrutta al 90%, l'ONU: "Servono 71,5 miliardi di dollari"

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A boy walks through the rubble of a building that was destroyed following Israeli bombardment after an evacuation order, at the Maghazi camp for Palestinian refugees in the central Gaza Strip on June 12, 2026

Macron annuncia l'invio di mezzi militari in Arabia Saudita

Macron ha annunciato l'invio di "mezzi militari" per "proteggere" il sito di Yanbu, un anello strategico della rete di impianti energetici dell'Arabia Saudita. "Questa è la discussione che abbiamo concluso con i sauditi. Invieremo mezzi militari, cioè soldati, radar, sistemi di difesa per proteggere questo sito, non impegnarci in un conflitto", ha dichiarato su TF1 e France 2 il presidente francese, al fine di favorire la distensione nei mercati petroliferi. 

Principale terminale saudita per l'esportazione di greggio nel Mar Rosso, questo oleodotto ha svolto un ruolo cruciale durante la guerra in Medio Oriente, consentendo all'Arabia Saudita di bypassare lo Stretto di Hormuz per esportare il suo petrolio. Sull'ipotesi di inviare i caccia Rafale, Macron afferma: "Vedremo l'evoluzione e secondo le necessità. Ce ne sono nella regione. Ma in ogni caso, ci hanno messo nella condizione di proteggere questo sito perché da lì uscivano poche settimane fa, ogni giorno, più di 5 milioni di barili", aggiunge.

Principale terminal saudita per l'esportazione di greggio sul Mar Rosso, Yanbu è collegato alle regioni petrolifere del regno, situate vicino al Golfo, dall'oleodotto Est-Ovest, noto anche come Petroline. Questo oleodotto può trasportare 5 milioni di barili di greggio al giorno, capacità che può essere temporaneamente portata a 7 milioni di barili. La posizione di Yanbu sul Mar Rosso offre all'Arabia Saudita una via alternativa per il trasporto di greggio e prodotti petroliferi verso i mercati europei. Il porto, che ospita importanti impianti di stoccaggio e raffinazione del petrolio, è un bersaglio per gli Houthi yemeniti filo-iraniani.

Netanyahu all'ONU: "Il genocidio di Gaza è la bugia del secolo", l'Aula si svuota

Le accuse di genocidio israeliano a Gaza rappresentano "la più grande menzogna del secolo". È stato un discorso di sfida costante quello pronunciato da Benjamin Netanyahu all'Assemblea generale dell'Onu, in cui il premier israeliano ha rivendicato la decisione di andare in guerra con l'Iran. Decine di delegati sono usciti dall'aula in segno di protesta non appena Netanyahu si è avvicinato al podio, come già era avvenuto l'anno scorso.

Netanyahu: "Se non avessimo attaccato l Iran saremmo tutti morti"

"Distruggere gli impianti nucleari dell'Iran è stata un'impresa ardua. E' stato estremamente difficile da realizzare. Eppure, per me, è stata una delle decisioni piu' semplici che abbia mai dovuto prendere in qualità di primo ministro. Perchè, se non lo avessimo fatto, saremmo tutti morti". Lo ha dichiarato il premier israeliano, Benjamin Netanyahu, nel suo discorso all'Assemblea generale dell'Onu a New York. "Ora, volete conoscere l'ironia suprema di questa difesa? Israele sta difendendo anche molti dei Paesi i cui delegati hanno appena abbandonato quest'aula. Anzi, voglio che sappiate che molti dei loro leader ci ringraziano persino in privato per aver neutralizzato le capacita' nucleari dell'Iran. E' difficile immaginare un'ipocrisia più sconcertante, eppure è esattamente di questo che si tratta", ha aggiunto

Proteste per Netanyahu all'Onu, arrestata Susan Sarandon

L'attrice Susan Sarandon è stata fermata insieme a tante altre persone che manifestavano nelle strade limitrofe al Palazzo di Vetro contro la presenza del premier israeliano Benyamin Netanyahu all'Onu. 

Sarandon era schierata con Darializa Avila Chevalier, una candidata Dem al Congresso, e con il consigliere comunale Chi Osséo: anche loro sono stati presi in custodia dalla polizia. La manifestazione, due isolati a sud dal quartier generale dell'Onu, era organizzata da Jewish Voice for Peace e aveva attirato circa 250 persone.

USA, proteste per Netanyahu all'Onu, arrestata Susan Sarandon

USA, proteste per Netanyahu all'Onu, arrestata Susan Sarandon (Afp)

La Reuters riporta che l'Iran tratta con gli Usa su accordo a tappe per riaprire Hormu

I negoziatori di Stati Uniti e Iran che si trovano a New York per i lavori legati all'Assemblea generale delle Nazioni Unite stanno discutendo di un accordo in fasi per la riapertura dello Stretto di Hormuz e per la fine del blocco navale americano nella via d'acqua. Lo scrive Reuters citando varie fonti. Nessuna delle due parti vuole però essere la prima a cedere, scrive Reuters riferendo quanto riportato da due fonti iraniane, due funzionari regionali e due fonti diplomatiche occidentali. Queste fonti spiegano che dietro la posizione dell'Iran, tuttavia, c'è la consapevolezza del costo economico di uno scontro lungo.Stando a un funzionario iraniano di alto livello citato da Reuters, il modo più plausibile per uscire dall'impasse sarebbe un accordo graduale, con l'Iran che permette la navigazione attraverso lo Stretto di Hormuz in cambio della revoca del blocco navale da parte degli Stati Uniti e con Teheran che potrebbe ottenere l'accesso a beni congelati."Un modo per andare avanti sarebbe risolvere la crisi a tappe. La prima sarebbe terminare il blocco e riaprire Hormuz", ha detto quella fonte a margini dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite.

Gaza, rapporto Onu: servono 71,5 mld Usd per la ricostruzione

La Conferenza delle Nazioni Unite sul Commercio e lo Sviluppo (Unctad) ha stimato in 71,5 miliardi di dollari la ricostruzione della Striscia di Gaza, sottolineando che questa cifra potrebbe aumentare qualora venissero registrati ulteriori danni.
Stando all'ultimo rapporto dell'Unctad pubblicato oggi, il settore abitativo rappresenta la categoria di danni più ingente e la principale voce di spesa per la ricostruzione. La valutazione segnala danni estesi alle strutture scolastiche e sanitarie, con oltre la metà degli ospedali e dei presidi sanitari di base fuori servizio. Meno dell'1,5% dei terreni agricoli di Gaza è rimasto accessibile e non danneggiato, accrescendo così la dipendenza dagli aiuti umanitari. Nello studio si precisa che dall'ottobre 2023 il 92% delle attività economiche di Gaza ha subito danni o è stato distrutto.

Board of Peace, il piano di Trump per la ricostruzione che divide

Nel 2025, il Pil pro capite si è attestato a 212 dollari, una cifra equivalente a circa 0,58 dollari a persona al giorno e pari al 17% del livello registrato nel 2022. Il tasso di disoccupazione ha raggiunto il 78%, mentre oltre il 90% della popolazione in età lavorativa risultava privo di impiego.
La quota di Gaza sul Pil palestinese è scesa dal 17,4% precedente all'ottobre 2023 a meno del 4% nel 2025. Tutti i settori produttivi di Gaza sono rimasti ben al di sotto dei livelli di produzione del 2022: secondo il rapporto, agricoltura e industria hanno registrato un calo del 94% ciascuna, mentre il settore delle costruzioni ha subito una contrazione del 99%.
Nel 2025, inoltre, il livello generale dei prezzi a Gaza è stato pari al 274% in più rispetto al 2022.

Media, da parlamentari Iran richiesta impeachment per Araghchi per colloqui con Usa

I parlamentari iraniani hanno presentato una mozione di impeachment contro il ministro degli Esteri Abbas Araghchi per i colloqui con funzionari Usa: lo ha dichiarato un membro della Commissione per la Sicurezza Nazionale e la Politica Estera del parlamento Ali Khezrian affermando che Araghchi "non era autorizzato a condurre negoziati" con funzionari americani e che i contatti si sono svolti al di fuori del quadro delle politiche della Repubblica islamica. Lo riportano i siti della dissidenza iraniana Iran International e Iran Wire. "I membri del parlamento hanno registrato la procedura di impeachment contro Araghchi e la stanno portando avanti - ha dichiarato Khezrian - il ministro dovrà comparire davanti al parlamento al suo ritorno dal viaggio e spiegare su quali basi si è svolta questa conversazione con la controparte americana".

Consigliere guida suprema: "Conflitto si potrebbe estendere ulteriormente fino all'Oceano indiano"

"Poiché il conflitto si è ormai esteso dal Golfo Persico e dallo Stretto di Hormuz al Mar Rosso" con gli Houthi "è possibile che, in risposta a un'eventuale guerra, questo fronte si estenda ulteriormente, fino all'Oceano Indiano e persino oltre". Ad affermarlo è un consigliere della Guida Suprema iraniana Mojtaba Khamenei, Yahya Rahim Safavi in un video diffuso dall'agenzia di stampa Fars.

Otto marinai del gruppo d'attacco della portaerei Lincoln hanno tentato il suicidio

Il segretario della Marina Usa ad interim Hung Cao ha riferito alla senatrice democratica Kirsten Gillibrand che otto marinai assegnati al gruppo d'attacco della portaerei Uss Abraham Lincoln hanno tentato il suicidio durante la lunga missione che ha incluso operazioni militari contro l'Iran. Cao ha reso noto il dato - che comprende l'equipaggio della Lincoln, i marinai del suo stormo aereo imbarcato, il personale del gruppo d'attacco e dello squadrone di cacciatorpediniere, gli equipaggi dei cacciatorpediniere di scorta e tutti gli squadroni di volo imbarcati - in una lettera di quattro pagine indirizzata a Gillibrand, documento di cui The Hill è entrato in possesso. Un gruppo d'attacco di portaerei è una formazione composta tipicamente da una portaerei, un incrociatore, cacciatorpediniere o fregate e uno stormo aereo dotato di decine di velivoli. Talvolta, i gruppi possono includere anche sottomarini. Nella lettera, datata martedì, Cao ha affermato che nessun militare si è tolto la vita durante la missione del gruppo d'attacco. Il segretario della Marina ad interim ha dichiarato di rispondere per conto del segretario alla Difesa Pete Hegseth e che la forza armata "condivide il vostro profondo impegno" a tutela della sicurezza, della salute e del morale dei militari statunitensi. "Gli uomini e le donne del Carrier Strike Group THREE hanno dimostrato una determinazione eccezionale in condizioni impegnative", ha scritto Cao in risposta alla lettera inviata da Gillibrand a Hegseth il 15 agosto. "Le decisioni operative di prolungare le missioni non vengono mai prese alla leggera; sono dettate da contesti di sicurezza globale in continua evoluzione e dall'assoluta necessità di proteggere gli interessi di sicurezza nazionale degli Stati Uniti, nonché il nostro personale e i nostri alleati all'estero".

IL PUNTO - Onu, Pezeshkian replica a Trump: "L'Iran non si piega ai bulli, ma siamo pronti al dialogo"

In un discorso ad altissima tensione drammatica pronunciato all'81ª sessione dell'Assemblea Generale dell'ONU, il Presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha risposto con durezza alle recenti minacce del presidente statunitense Donald Trump. Denunciando le sofferenze patite dal proprio Paese e smentendo le accuse di aggressione, Pezeshkian ha mostrato alla platea internazionale le immagini di bambini rimasti uccisi sotto i bombardamenti americani nelle scuole. Di fronte all'ostensione delle fotografie, l'unico rappresentante della delegazione statunitense presente in aula ha abbandonato la seduta.

Il leader di Teheran ha ribadito che l'Iran non è mai stato un Paese aggressore, ma ha avvertito che non esiterà a difendersi, rifiutando categoricamente di cedere alle intimidazioni. Rispondendo alle parole di Trump – che dal medesimo palco aveva paventato l'annientamento dell'Iran –, Pezeshkian ha dichiarato che la Repubblica Islamica rimane aperta al dialogo e ai negoziati, a patto che si rinunci al "linguaggio della forza". Sul fronte del programma nucleare, il presidente ha ribadito la fermezza di Teheran nel rifiutare l'arma atomica, esigendo al contempo il diritto allo sviluppo tecnologico pacifico e denunciando i doppi standard internazionali nei confronti di Israele.

Nonostante lo scontro verbale in aula, a margine dei lavori dell'Assemblea si è riaperto uno stretto canale diplomatico bilaterale. Il Ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha incontrato gli inviati statunitensi per illustrare le condizioni di Teheran volte alla riapertura dello Stretto di Hormuz: la revoca immediata del blocco navale americano, lo sblocco dei beni iraniani congelati all'estero e la fine delle ostilità sui diversi fronti della regione. Il Segretario di Stato USA Marco Rubio ha definito il colloquio "positivo pur senza svolte decisive", lanciando contestualmente un avvertimento ai ribelli Houthi dello Yemen, la cui minaccia sul passaggio navale di Bab el-Mandeb rischia di aggravare ulteriormente le tensioni sui flussi petroliferi mondiali.

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