Sfratti, oltre 40mila provvedimenti in un anno: tre su quattro per morosità

Nel 2024 i giudici hanno emesso oltre 40mila provvedimenti di sfratto, circa tre su quattro per morosità o altra causa. Nello stesso anno sono state presentate agli ufficiali giudiziari 81.054 richieste di esecuzione, anche relative a decisioni degli anni precedenti. Gli sfratti effettivamente eseguiti sono stati 21.337. È il quadro ricostruito dall’Ufficio studi di SoloAffitti sui dati nazionali.
Aumentano i provvedimenti
Rispetto al 2023, i provvedimenti complessivi sono cresciuti di circa il 2%, mentre quelli per morosità o altra causa sono diminuiti del 2,2%. Le richieste di esecuzione sono aumentate di circa il 10%, mentre gli sfratti eseguiti sono rimasti sostanzialmente stabili. I dati non consentono di distinguere le cause della morosità.
L’indagine di SoloAffitti sulle locazioni indica però che il 37% degli inquilini segnala affitti superiori al proprio budget tra gli ostacoli nella ricerca di casa. Il 74% dei proprietari dichiara di aver accumulato, nelle proprie esperienze di locazione, crediti per canoni non pagati.
Le alternative
Lo sfratto non è l’unico esito. Nella gestione della morosità rilevata dalla società, il 43% delle risposte indica l’avvio della procedura di sfratto. Il 33% indica un accordo diretto con l’inquilino per liberare l’immobile, il 17% una restituzione spontanea con canoni ancora insoluti e il 7% l’attivazione di una garanzia o di una polizza. La riconsegna delle chiavi, quindi, non coincide necessariamente con il saldo del debito. Il 78% dei proprietari seleziona l’inquilino in base alla capacità di reddito, ma la verifica iniziale non elimina il rischio di difficoltà successive.
«Lo sfratto è il punto di arrivo di una situazione che va affrontata molto prima», osserva Silvia Spronelli, amministratrice delegata di SoloAffitti. Quando una famiglia non riesce più a pagare il canone, spiega, il debito può crescere fino a rendere difficile qualsiasi soluzione. Per questo servono «interventi tempestivi a sostegno di chi è in difficoltà», insieme a strumenti che tutelino la continuità dei pagamenti.
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