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Thursday, August 20, 2026

Bimba di 4 anni muore di difterite: i genitori non l’avevano fatta vaccinare perché convinti che provocasse l’autismo. Ricoverato anche il cugino

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Bimba di 4 anni muore di difterite: i genitori non l’avevano fatta vaccinare perché convinti che provocasse l’autismo

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Una malattia che in Italia è diventata rarissima è tornata a uccidere. Una bambina di quattro anni (e non tre come riferito in un primo momento) è morta nella notte all’ospedale Civico di Palermo dopo essere stata colpita dalla difterite. Secondo quanto riferito, la piccola non era stata vaccinata per scelta dei genitori. La bambina era arrivata sabato all’ospedale Cervello in condizioni già molto gravi.

Il quadro clinico è rapidamente peggiorato, fino a rendere necessario il trasferimento in terapia intensiva all’ospedale dei Bambini. I medici hanno tentato ogni strada per salvarla, arrivando anche a trasferirla in cardiochirurgia per sottoporla all’Ecmo, il sistema di circolazione extracorporea utilizzato nei casi in cui cuore e polmoni non riescono più a garantire autonomamente le funzioni vitali. Ma ogni tentativo è risultato vano. L’ultimo caso di difterite mortale in Italia risale al 1991. La salma è stata sequestrata dalla Procura che, oltre a disporre l’autopsia, cercherà di capire come mai la piccola non fosse stata sottoposta alla vaccinazione e se le procedure ospedaliere siano state corrette.

Il caso riporta al centro dell’attenzione una malattia che la vaccinazione ha progressivamente relegato ai margini della vita quotidiana. La difterite – come informa l’Istituto superiore di sanità – è un’infezione batterica grave e contagiosa, provocata dalla tossina prodotta da Corynebacterium diphtheriae. Può provocare una caratteristica membrana nelle vie respiratorie, rendere difficoltosa la respirazione e, nei casi più gravi, danneggiare cuore e sistema nervoso. È proprio contro questo rischio che la vaccinazione rappresenta lo strumento fondamentale di prevenzione.

Il vaccino contro la difterite è incluso nel vaccino esavalente previsto dal calendario vaccinale italiano durante i primi mesi di vita, con successive dosi di richiamo. L’Istituto superiore di sanità sottolinea che il calendario stabilisce tempi e modalità delle somministrazioni proprio per garantire una protezione efficace nelle diverse fasi dell’infanzia. Il significato del caso di Palermo va quindi oltre la singola vicenda clinica. Quando la copertura vaccinale è elevata, le malattie prevenibili attraverso la vaccinazione incontrano molte più difficoltà a circolare e anche chi non può essere vaccinato per particolari condizioni mediche beneficia indirettamente della protezione della comunità.

Nel caso della bambina, secondo quanto riferito dai medici, i genitori avevano scelto di non vaccinarla perché convinti che l’autismo di un cugino fosse stato provocato dal vaccino trivalente. Una convinzione che non ha nessun dato scientifico a sostegno, nessuno studio e tanto meno casi accertati. Non esiste un nesso causale tra vaccini e autismo. Il presunto legame era nato da uno studio pubblicato alla fine degli anni Novanta e successivamente ritirato per gravi irregolarità; le numerose ricerche condotte negli anni successivi non hanno confermato quell’associazione.

L’Iss continua a indicare le vaccinazioni come uno degli strumenti più efficaci di sanità pubblica. In occasione della Settimana mondiale dell’immunizzazione del 2026, l’Istituto ha ribadito che i vaccini proteggono da tempo persone, famiglie e comunità e rappresentano uno degli strumenti più potenti per prevenire malattie infettive e complicanze. La raccomandazione vale soprattutto per l’infanzia, quando il sistema immunitario incontra per la prima volta numerosi agenti infettivi e quando alcune malattie possono avere conseguenze particolarmente gravi. La storia della difterite racconta meglio di molte statistiche che cosa abbia significato la vaccinazione. Una malattia un tempo responsabile di numerosi casi gravi e decessi è diventata rara proprio grazie alla protezione garantita dalle campagne vaccinali. Ma rara non significa scomparsa: finché il batterio continua a circolare nel mondo, possono verificarsi nuovi casi, soprattutto quando la protezione individuale e collettiva si indebolisce.

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