Piccoli negozi, per 1,5 milioni cedolare affitti nel mirino

Cedolare al 21% anche per gli affitti di 1,5 milioni di piccoli negozi. Insieme alle agevolazioni per la casa, anche la tassazione delle locazioni potrebbe entrare nel sempre più ampio capitolo della prossima legge di Bilancio dedicato al mattone. Stavolta non si guarderà al mondo degli affitti brevi, come è avvenuto nelle ultime leggi di Bilancio, ma a quello degli immobili commerciali, sui quali da tempo diversi soggetti, a partire da Confedilizia e da Fimaa Confcommercio, chiedono una maggiore attenzione del Fisco, per dare un sostegno botteghe, negozi di prossimità, bar e ristoranti che, soprattutto nei piccoli centri, fanno sempre più fatica a sopravvivere.
Dell’intervento ha parlato, in questi giorni, il viceministro dell’Economia, Maurizio Leo: «Penso si possa fare», ha detto, «se troviamo le risorse. È il mantra che porto sempre avanti. Non dobbiamo abbassare la guardia». In questo modo si potrebbe realizzare quello che non era riuscito con la riforma fiscale. Nella legge delega, infatti, era già prevista la possibilità, rimasta inattuata, di applicare un prelievo agevolato sugli immobili commerciali affittati da persone fisiche a soggetti esercenti «un’attivita’ d’impresa, un’arte o una professione».
Il precedente
Questa tassazione piatta, per la verità, ha un precedente: è stata istituita, e poi non confermata, dalla manovra del 2019 per i contratti stipulati quell’anno. Quella versione consisteva in un’aliquota al 21% per i redditi da locazione degli immobili classificati C/1, di superficie fino a 600 metri quadri. All’epoca questi immobili producevano canoni per 1,1 miliardi di euro, tassati con l’Irpef. La relazione di accompagnamento alla manovra stimava che l’88% dei percettori di questi redditi da locazione avrebbe avuto convenienza a passare alla tassa piatta. L’ipotesi era che a regime, da un lato, ci fosse un recupero di gettito di circa 200 milioni di euro; dall’altro che poco più di 360 milioni di euro andassero perduti tra minore Irpef, imposta di registro e addizionali regionali e comunali. Il costo della misura era, alla fine, di 160 milioni circa all’anno.
L’impatto della misura oggi
Oggi, in base all’aggiornamento delle stime preparato da Confedilizia, l’ammontare dei canoni è leggermente salito rispetto al 2019 (circa 1,3 miliardi di euro) ma l’aliquota marginale è leggermente più bassa (passa dal 35% al 33%), per effetto delle recenti riforme all’Irpef. L’impatto della misura, allora, dovrebbe essere simile, intorno ai 170 milioni di euro all’anno. Con effetti però molto diffusi, dal momento che gli immobili in categoria C/1 di proprietà di persone fisiche sono, in base alle statistiche catastali, 1,5 milioni con una superficie media di 66 metri quadri: per la gran parte, quindi, rientrerebbero in questa versione dell’aliquota agevolata in caso di tetto a 600 metri quadri. Con un obiettivo: contrastare la desertificazione dei centri storici e delle periferie e sostenere la permanenza delle attività commerciali e artigianali nelle nostre città.
Non è detto, comunque, che il Governo replichi in modo identico l’assetto del 2019. L’idea del viceministro Leo è andare alla ricerca di un «giusto equilibrio» che potrebbe portare a limitare la novità «a certe categorie». Concretamente, allora, l’ipotesi più praticabile potrebbe essere un ritocco della soglia di metri quadri al di sotto della quale scatta l’aliquota della cedolare secca al 21%, non replicando il tetto a 600 metri quadri. Un modo per minimizzare l’impatto sui conti pubblici.
KioskNews shows a cleaned-up reading view extracted from the publisher’s page — the original always lives on their site, not ours.