Oriana Fallaci, 20 anni dalla morte: la vita della scrittrice e i libri più famosi
La prima donna italiana a essere inviata speciale al fronte; tradotta in più di 20 lingue in giro per il mondo; con le sue interviste ha dialogato con le personalità più influenti della sua epoca e ha raccontato avvenimenti fondamentali del Novecento: Oriana Fallaci, morta il 15 settembre del 2006, ha cambiato il volto del giornalismo italiano grazie al suo stile personale e pionieristico. Soprattutto nella seconda parte della sua vita ha rappresentato una figura divisiva nel dibattito pubblico per le sue posizioni sulla crisi dell’Occidente e la sua aspra critica nei confronti dell’Islam, diventate dopo l’11 settembre 2001 il fulcro del suo impegno intellettuale. A 20 anni dalla sua scomparsa, ripercorriamo le tappe della sua vita e della sua carriera.
L’infanzia e l’adolescenza
Prima figlia di Edoardo, artigiano iscritto al Partito socialista italiano, e Tosca Cantini, casalinga, nacque a Firenze il 29 giugno 1929. Crebbe in una famiglia povera e antifascista che la spronò a studiare e infuse in lei i valori quali quelli della libertà e del coraggio. Anche le sue sorelle, Neera e Paola, seguiranno la sua strada diventando giornaliste. Circondata da libri, Fallaci sogna fin da piccola di diventare scrittrice. Dopo la caduta del fascismo, il padre entrò nella Resistenza militando nel gruppo di Giustizia e Libertà e coinvolgendo anche Oriana. Appena quattordicenne, prese il nome di battaglia di "Emilia" e iniziò a fare da staffetta recapitando messaggi e materiale, ma fu al fianco del padre anche in imprese particolarmente pericolose. Questa esperienza si rivelerà formativa e cruciale e orienterà anche le sue scelte future, a cominciare dall'approccio alla professione giornalistica. Alla fine della guerra continuò a militare, fino allo scioglimento del ‘47, nel Partito d’Azione, che resterà l’unico partito di cui abbia avuto mai avuto la tessera. L’impegno nella lotta partigiana non la allontanò dagli studi: nonostante l'anno perso, sostenne un esame per passare direttamente al liceo classico, dove si diplomò nel ‘47.
L’età adulta
Si iscrisse alla facoltà di Medicina ma per mantenersi iniziò anche a lavorare come cronista per il quotidiano fiorentino Il Mattino dell’Italia centrale, mettendosi sulle orme dello zio Bruno Fallaci, famoso giornalista. Dopo un anno divisa tra università e giornalismo, scelse il secondo per cercare di esaudire il suo sogno di bambina. Nel 1951 un suo articolo fu pubblicato nel settimanale L’Europeo, noto a livello nazionale. Dopo un breve passaggio a Epoca, nel 1955 Oriana Fallaci venne assunta proprio nella redazione milanese dell’Europeo, dove rimase fino al 1977. Iniziaò così a viaggiare: a Teheran nel 1954 dove ottenne un’intervista con Soraya, la moglie dello Scià. Emerse già in questa fase il suo talento di intervistatrice. Prima di arrivare alla stagione delle grandi interviste politiche degli anni Settanta, continuò a viaggiare: grazie a una lunga parentesi Hollywood si avvicinò alle tecniche d’assalto del giornalismo americano. Nel 1958 diede alle stampe il suo primo libro, "I sette peccati di Hollywood", miscellanea di articoli sul cinema americano a cui seguirono altri volumi sempre per Rizzoli, tra cui "Il sesso inutile" (1961), una raccolta di riflessioni sulla condizione femminile nel mondo, dalla Turchia alle Hawaii. In questa fase comincia a strutturare la sua critica dell’Islam in particolare rispetto al ruolo assegnato alle donne. Nel 1962 è la volta del suo primo romanzo: "Penelope alla guerra", uno specchio in cui riflette la sua immagine di giovane scrittrice italiana che scopre la Grande Mela e l’amore. In gran parte autobiografico, il romanzo porta traccia dell’amore tragico e non ricambiato che Fallaci aveva vissuto alcuni anni prima con un collega italiano, poi pubblicò Gli antipatici (1963), raccolta di ritratti al vetriolo delle celebrità del cinema e della cultura. Tutti grandi successi di vendita in Italia che gli permisero di scegliere di cosa occuparsi, non più solo costume, e di comprare una casa per sé a Manhattan. Dopo anni di pendolarismo nel 1963 si stabilì in modo definitivo a New York. Chiese all’Europeo di compiere una serie di lunghi soggiorni in California e in Texas, per studiare come gli astronauti lavoravano e si preparavano ad arrivare sulla Luna e di alcuni di loto divenne amica. A partire da questa esperienza scrisse "Se il sole muore" e "Quel giorno sulla Luna" (1970).
Il Vietnam e le interviste politiche
Alla fine degli anni Sessanta fu inviata dall’Europeo in Vietnam. Sì trattò di vari soggiorni fino alla fine del conflitto nel 1975, in cui raccontò la guerra e raccolse interviste esclusive come quella con il generale Giap, ad Hanoi. Sarebbe tutto confluito in "Niente e così sia" del 1969. Qui incontrò François Pelou, giornalista francese direttore dell’Agenzia France Presse di Saigon, che divenne per diversi anni il suo compagno. Furono vari i fronti e gli scenari che coprì in questi anni: il Sudamerica con il racconto delle dittature, il Medio Oriente dove avviò il suo percorso da intervistatrice famosa a livello globale, e ancora gli Usa dove si occupò di documentare le conseguenze di eventi quali l'omicidio spartiacque di Martin Luther King. Tra i vari intervistati d'eccellenza ci fu Henry Kissinger che definì in seguito quell’intervista “il più grande errore della sua vita”, ma anche Indira Gandhi, Golda Meir, Yasser Arafat, Willy Brandt Hailé Selassié. Nel 1968 fu ferita gravemente a Città del Messico, al punto da essere data per morta, durante la repressione governativa di una manifestazione di protesta che stava seguendo per L’Europeo. Negli anni Settanta si concentrò anche sul conflitto arabo-palestinese, sulle guerre etniche in Asia, le guerriglie antigovernative in Sudamerica.
I best-seller mondiali
Nel 1975 pubblicò il romanzo che più avrebbe avuto risonanza mondiale. "Lettera a un bambino mai nato". Raccontò il dramma personale dei due aborti spontanei conferendo alla narrazione un respiro universale. Poi "Un uomo" (1979), ispirato alla vicenda umana e politica di Alexandros Panagulis, eroe della resistenza greca contro i Colonnelli e suo compagno per tre anni, morto nel 1976 ad Atene in un misterioso incidente automobilistico. Nel 1990 pubblicò "Insciallah" che si svolge sullo sfondo della guerra civile libanese. Il libro racchiude la sua denuncia sull’assurdità della guerra e contiene anche la critica all’Islam che diventerà centrale in seguito.
Nel 1977 rassegnò le dimissioni dall’Europeo e mise da parte il giornalismo attivo per concentrarsi sulla scrittura di libri e romanzi. Nel 1979 andò in Iran per lo storico incontro con Ruhollah Khomeini, poi in Libia intervistò un giovane Gheddafi. Nel 1981 fu la volta di Lech Wałęsa, operaio di Danzica che iniziava a imporsi come leader antisovietico di Solidarność.
Gli ultimi anni
Nel 1992 le fu diagnosticato un tumore. Sull’onda della notizia e dell’operazione decise di consacrarsi alla monumentale impresa di un grande romanzo storico che avrebbe dovuto ricostruire le vicende della sua famiglia dal Settecento al Novecento attraverso un’accurata ricerca di archivio. Per anni aveva dovuto mettere da parte questo progetto che tuttavia non sarà mai terminato e arriverà in libreria postumo nel 2008 con il titolo "Un cappello pieno di ciliege". Il manoscritto non fu completato soprattutto a causa degli attentati dell’11 settembre 2001. Scossa dall’avvenimento, scrisse d’un fiato un imponente articolo per il Corriere della sera, comparso il 29 settembre con il titolo "La rabbia e l’orgoglio". In questo lungo sfogo puntò il dito contro la debolezza dell’Occidente, e in particolare contro l’Europa, colpevole dal suo punto di vista di mancanza di reazione e pavidità davanti a un attacco senza precedenti. Nei successivi tre anni si dedicò all’argomentazione delle sue tesi e alla risposta alle polemiche scaturite dalla sua netta e granitica presa di posizione, giudicata da una parte di mondo intellettuale come carica di odio. Fu completata così una trilogia composta da "La rabbia e l’orgoglio" che nel 2001 divenne un libro; "La forza della ragione" nel 2004, per cui fu portata in tribunale con l'accusa fi vilipendio alla religione islamica, e "Oriana Fallaci intervista sé stessa - L'Apocalisse" sempre nello stesso anno. La trilogia fu tradotta in svariate lingue. Poté finalmente tornare a lavorare sul suo romanzo familiare, ma le sue condizioni di salute già precarie peggiorarono. Decise di tornare a Firenze, sua città natale, dove morì in una clinica. È stata seppellita con una cerimonia privata nel cimitero acattolico degli Allori accanto ai genitori. Sulla lapide è stato inciso, seguendo le sue volontà, “Oriana Fallaci - Scrittore”.
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