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Wednesday, October 7, 2026

7 ottobre, allerta massima in Israele. Attacchi incrociati fra Houthi e sauditi, morti e feriti

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Due razzi lanciati dagli Houthi, alleati dell'Iran, hanno colpito nella prima mattinata di mercoledì l'aeroporto internazionale di Aden, in Yemen, ma non si registrano vittime, ha riferito l'ufficio stampa del dipartimento di sicurezza di Aden.

L'aeroporto internazionale di Aden è il principale scalo internazionale per le aree dello Yemen non controllate dagli Houthi.

L'anniversario del 7 ottobre, il massacro di Gaza

L'anniversario del 7 ottobre, cronaca e memoria di una strage

Israele nega l'ingresso a Gaza e Gerusalemme alla commissione elettorale palestinese

Il governo israeliano ha negato l'ingresso nella Striscia di Gaza e a Gerusalemme alla Commissione elettorale centrale (Cec) palestinese per i preparativi delle elezioni legislative, in programma il prossimo 28 novembre. Lo ha riferito una fonte ufficiale palestinese all'agenzia di stampa Wafa.

Cisgiordania, fotoreporter della AFP ferito dai coloni

Un fotoreporter dell’Agence France-Presse è stato ferito oggi da alcuni coloni israeliani che lo hanno picchiato e hanno sparato nella sua direzione mentre stava realizzando un servizio nella Cisgiordania occupata. 

Jaafar Ashtiyeh, fotografo palestinese di 58 anni con una lunga esperienza, è stato ferito alla testa e al torace ed è stato trasportato in ospedale in ambulanza, secondo quanto riferito dal suo collega John Wessels, responsabile fotografico dell’AFP per Israele e i Territori palestinesi, che si trovava con lui al momento dell’aggressione. “Condanniamo fermamente questo grave attacco, l’ennesimo, contro i giornalisti che cercano di documentare gli eventi in Cisgiordania e chiediamo l’avvio di un’indagine approfondita”, ha dichiarato il direttore dell’informazione dell’AFP, Phil Chetwynd. 

Jaafar Ashtiyeh e John Wessels si trovavano nei pressi della località di Aqraba, nel nord della Cisgiordania occupata, per un servizio sull’inizio della raccolta annuale delle olive, caratterizzata da attacchi da parte di coloni ebrei contro i palestinesi. Mentre assistevano all’arresto di un palestinese da parte di un soldato israeliano, un fuoristrada si è improvvisamente avvicinato e uno dei suoi passeggeri ha aperto il fuoco in direzione dei giornalisti e dei palestinesi che si trovavano sul posto. Almeno sei persone si sono poi precipitate verso i giornalisti dell’AFP sparando colpi d’arma da fuoco. Mentre Jaafar Ashtiyeh cercava di risalire sul veicolo dell’AFP per allontanarsi dal luogo, due aggressori lo hanno afferrato prima di colpirlo con i calci di calcio del fucile. “Lo sentivo urlare”, ha testimoniato John Wessels, che è stato minacciato con l’arma da un aggressore. Gli aggressori hanno inoltre rubato la macchina fotografica di Jaafar Ashtiyeh. 

Anche Reporters sans frontières (RSF) ha condannato l’attacco «con la massima fermezza». «Gli attacchi dei coloni israeliani contro i giornalisti, perpetrati in piena impunità, stanno diventando sempre più frequenti in Cisgiordania», ha denunciato RSF. Le autorità israeliane hanno arrestato 19 giornalisti in Cisgiordania, tra cui un collaboratore dell’AFP, nei tre anni successivi all’attacco del 7 ottobre 2023

Yemen, nuova ondata di attacchi aerei a Sana'a e in altri territori controllati dagli Houthi

Una nuova ondata di attacchi aerei ha colpito Sana'a, la capitale dello Yemen controllata dagli Houthi, e diverse province del nord, secondo quanto riportato dall'emittente televisiva al-Masirah, gestita dagli Houthi, mentre alcuni residenti hanno riferito all'agenzia Xinhua che diverse forti esplosioni hanno scosso la capitale.

Il Cairo, la lega Araba condanna abbattimenti israeliani a Gerusalemme Est

La Lega Araba ha condannato la demolizione, da parte delle autorità di occupazione israeliane – con la partecipazione del ministro suprematista israeliano Itamar Ben-Gvir – di un edificio residenziale composto da 10 appartamenti nel quartiere di Al-Tur, a Gerusalemme Est occupata, nonché lo sfollamento dei suoi residenti palestinesi.

Il Segretariato Generale della Lega Araba ha affermato che la demolizione dell’edificio e lo sfollamento delle famiglie palestinesi costituiscono una violazione dei diritti dei residenti palestinesi e dei loro beni, e rientrano nel contesto di una politica in atto volta a limitare la presenza palestinese nella Gerusalemme Est occupata attraverso la demolizione di abitazioni e misure che portano allo sfollamento dei suoi residenti.

Trump su Iran: "Non so chi diavolo governa quel paese"

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato martedì che il problema più grande per lui è che nessuno sa chi governa l’Iran.
«La loro seconda linea di leadership è scomparsa, e il problema più grande che ho è che nessuno sa chi diavolo governa il Paese», ha affermato Trump.
 

ONU, la delegazione israeliana ricorda il 7 ottobre

Su iniziativa della Missione Permanente di Israele presso le Nazioni Unite , si è tenuto presso la sede centrale dell'ONU a New York l’evento speciale intitolato “Ricordando il 7 ottobre – Risorgere. Riprendersi. Ricostruire”.

L’evento, che ha segnato il terzo anniversario dell’attacco del 7 ottobre contro Israele, ha riunito alti diplomatici, funzionari governativi, leader delle comunità e ospiti illustri per riflettere sugli eventi del 7 ottobre 2023 e sul loro impatto duraturo.

E' stato reso omaggio a coloro che hanno perso la vita nell'attacco,  alla resilienza e al coraggio dei sopravvissuti, delle famiglie e delle comunità, occasione per riflettere sulle sfide attuali e sul percorso da seguire a distanza di tre anni.

Intervenendo all’evento, l’ambasciatore israeliano Danny Danon ha dichiarato: “Tre anni fa, il 7 ottobre, Hamas ha cercato di spezzarci. Ma non ci è riuscito”.  E ha aggiunto “Abbiamo ancora delle sfide davanti a noi. Hamas e Hezbollah devono essere disarmati. L’Iran continua a perseguire la nostra distruzione. Le minacce alla sicurezza che ci circondano continuano a evolversi. Anche in questo edificio, l’ONU sta cercando di demonizzare e isolare Israele. Hanno trasformato la vittima nell’imputato”.

L'ambasciatore israeliano ha poi continuato: “Stiamo rafforzando le nostre alleanze. Stiamo ampliando la nostra cerchia di pace e condivideremo con orgoglio la storia di Israele con il mondo intero. Non solo la storia di ciò che ci è accaduto, ma anche quella di ciò che abbiamo costruito in seguito. Ecco come si manifesta la resilienza. Questa è la resilienza di Israele”.

Durante la stessa cerimonia l’ambasciatore statunitense Mike Waltz ha dichiarato: “Abbiate speranza. La pace è possibile. L’America starà al fianco del popolo ebraico. I terroristi sono in difficoltà. Siate forti, siate resilienti, siate saggi e sappiate che ciò che state facendo è giusto. Seguite la vostra bussola morale e sappiate che questa amministrazione degli Stati Uniti d’America è al vostro fianco”.

E' poi intervenuto Phil McGraw, personaggio televisivo e autore americano molto noto nel suo paese: “Israele” ha detto, “ non sarà mai messo a tacere né manipolato. Soprattutto, confidiamo nel fatto che Israele, con il suo patrimonio culturale, i suoi fondamenti di fede e famiglia, continuerà a prendersi cura l’uno dell’altro. Sappiamo che Israele resisterà e che gli Stati Uniti saranno al suo fianco”.

Ha concluso: “La voce più forte non è quella cui bisogna prestare ascolto. Dobbiamo avere una bussola morale. E io sto con Israele e lo difendo con orgoglio”.

Siria , oltre 2000 parenti di jihadisti ancora nelle mani dei curdi

Circa 2.200 parenti di jihadisti di una cinquantina di nazionalità si trovano ancora in un campo nel nord-est della Siria sotto il controllo dei curdi, nonostante un accordo per l’integrazione delle istituzioni curde all’interno dello Stato siriano. 

Una troupe dell’AFP che lunedì si è recata nel campo di Roj, dove si trovano in particolare russi, francesi e britannici, ha potuto vedere donne in niqab, bambini e adolescenti che si muovevano tra le tende di tela. Alcuni si sono rifiutati di essere ripresi. Due fonti ufficiali siriane hanno riferito all’AFP che il trasferimento della gestione del campo al governo centrale richiederà ancora del tempo. “Il campo di Roj ospita 729 famiglie dell’ISIS, ovvero oltre 2.200 persone”, ha dichiarato all’AFP la responsabile del campo, Hakmieh Ibrahim. “Finora non ci sono stati cambiamenti nell’amministrazione”, ha aggiunto. 

Il campo, sorvegliato dalle forze di sicurezza curde, ospita famiglie di una cinquantina di nazionalità, tra cui i russi costituiscono il gruppo più numeroso. I francesi sono stimati in una quarantina di famiglie e il campo conta anche parenti di jihadisti provenienti dalla Germania, dalla Turchia e da paesi arabi tra cui la Tunisia e il Marocco. “Il trasferimento della sua amministrazione richiederà tempo”, ha affermato martedì un funzionario del governo siriano che segue la questione dei combattenti dell’ISIS e delle loro famiglie. I curdi, che durante la guerra controllavano vaste aree del nord e del nord-est della Siria, avevano concluso a gennaio un accordo con Damasco per integrare le loro istituzioni civili e militari all’interno dello Stato. L’accordo era stato raggiunto sotto la pressione di un’offensiva lanciata dalle forze del presidente islamista Ahmad al-Sharaa, che intende riunificare la Siria dopo aver rovesciato Bashar al-Assad nel dicembre 2024. Ad agosto, il capo delle potenti Forze Democratiche Siriane (FDS), dominate dai curdi, Mazloum Abdi ne aveva annunciato lo scioglimento. Roj è l’ultimo campo rimasto sotto il controllo curdo, dopo il ritiro delle forze curde da quello più grande di al-Hol durante l’offensiva del governo. Le FDS avevano sconfitto, con il sostegno di una coalizione multinazionale guidata dagli USA, l’ISIS in Siria nel 2019 e catturato migliaia di combattenti del gruppo jihadista e dei loro familiari.

Mar Rosso, lo Yemen insiste: "Bab el-Mandeb messo in sicurezza"

Le forze governative yemenite, sostenute dall’Arabia Saudita, hanno ribadito oggi di aver “messo in sicurezza” lo stretto di Bab al-Mandeb, all’estremità meridionale del Mar Rosso, dopo una nuova offensiva contro gli Houthi filo-iraniani. L’esercito
yemenita ha anche annunciato di aver conquistato la città portuale di Mocha, soprattutto con il sostegno degli attacchi aerei sauditi.  

La situazione sul terreno resta tuttavia incerta: secondo vari media internazionali, fonti governative e militari yemenite hanno riferito che le forze filogovernative avrebbero raggiunto soltanto la periferia della città. Gli Houthi, dal canto loro, hanno negato di aver perso il controllo dello Stretto, conquistato circa un mese fa, e hanno rivendicato attacchi contro l’aeroporto di Riad e altre località in Arabia Saudita in risposta ai raid aerei. Le autorità saudite hanno riferito di tre feriti negli ultimi attacchi
contro gli aeroporti del Paese e hanno ribadito l’appello ai membri permanenti del Consiglio di sicurezza dell’Onu affinché sostengano il governo yemenita riconosciuto a livello internazionale.

Yemen, Riad intercetta missile houthi diretto in Arabia Saudita

La coalizione a guida saudita impegnata contro gli houthi nello Yemen ha annunciato di aver intercettato un missile balistico lanciato dal gruppo sostenuto dall'Iran verso il sud-ovest dell'Arabia Saudita. Il portavoce della coalizione, il generale Turki al-Maliki, ha riferito su X che il missile è stato "intercettato e distrutto" mentre era diretto verso Khamis Mushait, città che ospita una base aerea.

Teheran convoca l'ambasciatore francese per la "violenza sugli studenti" a Parigi

Il ministero degli Esteri iraniano ha convocato l'ambasciatore francese a Teheran, Pierre Cochard, per protestare contro quella che ha definito gestione "violenta" delle manifestazioni studentesche da parte del governo di Parigi. Secondo
l'agenzia di stampa iraniana Irna, che cita una nota del ministero
degli Esteri, l'ambasciatore è stato convocato "a seguito delle azioni violente del governo francese contro le proteste studentesche e delle numerose e gravi violazioni dei diritti umani".

Il portavoce del ministero, Esmail Baghaei, ha accusato le autorità
francesi di applicare "due pesi e due misure" sul rispetto dei diritti
umani, ricordando le critiche di Parigi alla repressione delle proteste in Iran dello scorso gennaio che, secondo diverse fonti, hanno provocato migliaia di morti. Teheran ha quindi chiesto alle autorità francesi di rispettare il diritto alla riunione pacifica. Le proteste in Francia, iniziate per la carenza di insegnanti, il sovraffollamento delle classi e il deterioramento delle strutture scolastiche, si sono estese a centinaia di licei in tutto il Paese.

Houthi: sei membri della stessa famiglia uccisi in un raid saudita nello Yemen

Sei membri della stessa famiglia sono rimasti uccisi in un raid saudita nel nord-ovest dello Yemen; lo hanno riferito martedì gli Houthi filo-iraniani, nel pieno di una controffensiva delle forze governative sostenute da Riad. Il bombardamento di un villaggio nel governatorato di Hajjah, al confine con l'Arabia Saudita, “ha causato la morte di sei persone appartenenti alla stessa famiglia (il padre, la madre e quattro figli di età compresa tra i 3 e gli 8 anni) e il grave ferimento di una bambina di sei anni” ha dichiarato il Ministero della Salute, citato dall'agenzia di stampa Saba, legata al movimento.

Tre feriti nei raid degli Houthi contro due aeroporti sauditi

L'aeroporto internazionale Re Abdullah Bin Abdulaziz di Jazan e l'aeroporto internazionale di Najran, in Arabia Saudita, sono stati bersaglio di due attacchi ieri sera, che hanno causato tre feriti lievi e danni materiali limitati, mentre le ostilità tra il regno e gli Houthi yemeniti si intensificano. Lo riportano i media internazionali. Oggi a Riad si è udita una potente esplosione, il cui boato ha risuonato nelle zone settentrionali della città. Lo hanno riferito alcuni residenti. L'incidente segue una serie di esplosioni che lunedì hanno scosso la capitale saudita.

Katz: "Forze armate in massima allerta alla vigilia 7 ottobre"

Il ministro della Difesa israeliano ha dichiarato di aver messo le forze armate in stato di massima allerta alla vigilia dell'anniversario dell'attacco di Hamas del 7 ottobre 2023, avvertendo che gli abitanti di Gaza pagheranno un "prezzo molto alto" se le forze armate avessero subito danni. L'ufficio del ministro della Difesa Israel Katz ha precisato che la direttiva è stata emanata "alla luce di informazioni di intelligence su possibili attacchi di Hamas".
"Se le nostre forze subissero danni, a pagare un prezzo altissimo saranno Hamas e la popolazione di Gaza, in misura sproporzionata", aggiunge il comunicato.

Gli Houthi: "Colpiti l'aeroporto di Riad e una raffineria di Saudi Aramco"

Gli Houthi affermano di aver colpito l'aeroporto di Riad e una raffineria del colosso energetico saudita Aramco, oltre a diversi siti nel sud del Regno.

Gli attacchi, condotti soprattutto con droni, missili balistici e da crociera, "hanno preso di mira l'aeroporto internazionale di Riad", ha dichiarato il portavoce militare dei ribelli yemeniti, Yahya Saree, aggiungendo che sono stati colpiti anche "la raffineria di Aramco a Rabigh" e siti militari e aeroporti nel sud del Paese.

Egitto, giornalisti investigativi denunciano di essere stati torturati durante la loro detenzione

Alcuni giornalisti investigativi egiziani, arrestati la scorsa settimana in Egitto, accusati dalle autorità di avere legami con i Fratelli Musulmani, hanno denunciato di aver subito torture, secondo quanto riferito lunedì da una ONG locale per la difesa dei diritti umani.
Si tratta di sei giornalisti della piattaforma investigativa Matsadaash, ovvero l’intera redazione.

Il loro arresto rappresenta per le ONG la più grave violazione nei confronti di un media indipendente da anni. A condannare l'arresto sono state oltre 80 organizzazioni regionali e internazionali che hanno chiesto il loro immediato rilascio.
Secondo l’Iniziativa egiziana per i diritti umani (EIPR), la maggior parte dei giornalisti della piattaforma ha dichiarato oggi davanti alla procura della Sicurezza di Stato, di aver subito "diverse forme di tortura e
maltrattamenti" e di essere stati costretti a registrare false “confessioni”, prima di essere condotti davanti alla giustizia.
“I giornalisti hanno raccontato di aver avuto le mani legate dietro la schiena e gli occhi bendati mentre erano detenuti e interrogati nei locali della Sicurezza nazionale”, scrive l’EIPR in un comunicato pubblicato oggi.
"Hanno inoltre riferito di percosse, spogliamenti forzati,
scosse elettriche e minacce rivolte a loro o alle loro famiglie",
prosegue l’associazione.
“Siamo molto preoccupati. I giornalisti sono stati sottoposti a gravi torture”, ha dichiarato all’AFP Lobna Darwish, dell’Iniziativa egiziana per i diritti umani. Domenica la procura per la sicurezza dello Stato ha ordinato che uno dei giornalisti, Mohamed Ashraf Abu Omeira, perseguito in particolare per “partecipazione a un gruppo terroristico” e “diffusione di notizie false”, fosse detenuto per 15 giorni per tutta la durata delle indagini, ha indicato l’EIPR.
Gli interrogatori degli altri cinque giornalisti proseguono.
Matsadaash, che significa “Non crederci” in arabo, ha respinto le accuse delle autorità.
Le organizzazioni per la difesa dei diritti umani accusano il Cairo di detenere un gran numero di dissidenti e obiettori di coscienza. Le autorità negano, affermando che questi detenuti rientrano nel diritto penale.
Secondo l’EIPR, il numero totale di giornalisti detenuti in Egitto in relazione alla loro professione ammonta ora a 26.

Pakistan e Turchia inviano truppe a sostegno di Riad

Turchia e Pakistan procederanno a un "rapido dispiegamento" di truppe in Arabia Saudita nell'ambito di una nuova alleanza di difesa reciproca, mentre il regno affronta un'intensificazione degli attacchi
degli Houthi dello Yemen. Lo annunciano i tre Paesi in una dichiarazione congiunta dopo una riunione a Riad.Le parti hanno concordato di "passare immediatamente all'attuazione concreta degli impegni di difesa collettiva e adottare le misure necessarie per mettere a disposizione le forze e le capacità militari concordate e garantirne il rapido dispiegamento nel Regno", si legge nel comunicato. 

Il Comitato di strategia politica e di difesa dell'Alleanza della Mecca, convocato per affrontare "l'evoluzione della situazione di sicurezza e le minacce" al regno, decide di "procedere immediatamente all'attuazione concreta degli obblighi di difesa congiunta" e predisporre il rapido dispiegamento delle forze, nel rispetto degli accordi e
delle legislazioni nazionali dei tre Paesi, si legge nella nota congiunta di Arabia Saudita, Turchia e Pakistan. L'obiettivo dichiarato è "migliorare la preparazione, l'integrazione militare e la capacità collettiva di affrontare e contrastare le minacce". I tre Stati ribadiscono che "la sicurezza di ogni singolo Stato è parte integrante della
sicurezza collettiva delle tre nazioni" e che l'attuazione del patto rafforza la deterrenza e la determinazione a difendere "sicurezza, sovranità e integrità
territoriale". 

I Paesi membri condannano inoltre "nei termini più' energici" il tentativo degli Houthi di attaccare le città sante della Mecca e Medina e i "continui attacchi contro città e infrastrutture civili ed economiche" saudite. L'Accordo di difesa congiunta della Mecca, firmato ad agosto dal principe
ereditario saudita Mohammed bin Salman, dal presidente turco Recep Tayyip Erdogan e dal premier pachistano Shehbaz Sharif, impegna i firmatari a
considerare un attacco armato contro uno di loro come un attacco contro tutti.
Al momento della firma era stato presentato come un'intesa difensiva e di deterrenza, non diretta esclusivamente contro gli Houthi. L'attivazione arriva dopo l'annuncio di una vasta offensiva del governo yemenita riconosciuto internazionalmente per riconquistare i territori controllati dagli insorti. Riad ha assicurato "pieno sostegno operativo" alle forze armate
yemenite e al governo per porre fine al controllo degli Houthi, ripristinare lo Stato e contrastare le minacce al territorio saudita, agli impianti energetici e
alla navigazione nel Mar Rosso meridionale e nello stretto di Bab al Mandeb. Gli Houthi accusano invece l'Arabia Saudita di guidare l'offensiva, chiedendole di assumersi la “piena responsabilità” delle conseguenze, e hanno dichiarato
"non sicuro" lo spazio aereo saudita.

MSF: "Dopo 3 anni Israele continua a ridurre lo spazio alla popolazione di Gaza"

Medici Senza Frontiere (Msf) denuncia il progressivo peggioramento delle condizioni di vita a Gaza, attribuendolo a violenze, restrizioni agli aiuti e alla distruzione di infrastrutture e servizi sanitari. Secondo l'organizzazione, la “linea gialla” ha progressivamente ristretto lo spazio disponibile alla popolazione, mentre circa il 65% della Striscia sarebbe sotto controllo militare israeliano.

La situazione sanitaria è aggravata dalla scarsità di acqua potabile, beni essenziali e forniture mediche: aumentano malattie infettive e problemi legati alle condizioni igieniche. L’organizzazione segnala condizioni di violenza e sfollamento anche in Cisgiordania e Gerusalemme Est e chiede ai governi di intervenire per fermare le uccisioni, garantire gli aiuti e tutelare la popolazione palestinese.

Yemen, esercito riprende controllo di un porto sul Mar Rosso

Le forze armate del governo yemenita riconosciuto a livello internazionale e sostenuto dall'Arabia Saudita affermano di aver ripreso il controllo del porto di Mocha, sul Mar Rosso, conquistato il mese scorso dagli Houthi, sostenuti dall'Iran. Stando a quanto riferito da una fonte militare all'agenzia di stampa statale dello Yemen Saba, le forze governative, affiancate da gruppi di resistenza popolare locale e supportate dalla copertura aerea saudita, hanno conquistato la città di Mocha, nella parte occidentale del governatorato di Taiz, al termine di violenti scontri con i miliziani Houthi.

Secondo la fonte, gli scontri hanno interessato anche diverse aree attorno alla città e sarebbero "numerosi i combattenti Houthi morti e feriti". Altri sarebbero invece fuggiti. Le truppe governative stanno ora operando per garantire che non ci siano eventuali sacche di resistenza Houthi.

Médecins Sans Frontières: "Gli abitanti di Gaza confinati in meno del 35% del territorio"

“In tre anni di guerra genocida, Israele ha sistematicamente distrutto le condizioni di vita dei palestinesi a Gaza. Le forze israeliane controllano ormai circa il 65% della Striscia di Gaza e la ‘linea gialla’ respinge gli abitanti verso zone sempre più ristrette. Le violenze continuano, l'accesso ai beni di prima necessità rimane fortemente limitato, mentre il sistema sanitario e le infrastrutture vitali sono devastati”. Lo scrive in un comunicato l'ong Médecins Sans Frontières (Msf). 

"Nel corso dell'ultimo anno, l'istituzione della ‘linea gialla’ ha contribuito a rafforzare l'isolamento della popolazione di Gaza. Inizialmente presentata come una linea di demarcazione temporanea nell'ambito della prima fase del cosiddetto cessate il fuoco, è ora costituita da postazioni militari e terrapieni. La linea viene continuamente estesa verso ovest, respingendo la popolazione di Gaza in un'area sempre più ristretta. Le forze israeliane utilizzano questa linea per confinare gli abitanti di Gaza Man mano cheviene deliberatamente spostata, anche il pericolo si sposta per le persone che vivono nelle immediate vicinanze. Poiché il suo tracciato non è né chiaramente né sistematicamente segnalato, chi si avvicina corre il rischio di essere preso di mira dalle forze israeliane", prosegue l'ong.

Secondo il responsabile del pronto soccorso Msf nella Striscia, “la 'linea gialla' non può essere considerata un semplice tratto su una mappa. È diventata uno strumento di accerchiamento e di pulizia etnica, che priva le popolazioni delle infrastrutture, dell'assistenza sanitaria, dell'acqua e delle altre risorse essenziali di cui hanno bisogno per sopravvivere”.

Arabia Saudita: interrotto nuovamente l'oleodotto Est-Ovest dopo un attacco ieri

Il trasporto di petrolio attraverso l’oleodotto Est-Ovest in Arabia Saudita è stato nuovamente interrotto, in seguito a un attacco avvenuto domenica nella parte orientale del regno e rivendicato dagli Houthi dello Yemen, ha riferito lunedì all'agenzia France-Presse (Afp) una fonte del settore energetico.  “L’oleodotto Est-Ovest è stato nuovamente attaccato ieri", ha dichiarato la fonte, che ha chiesto di rimanere anonima. «È stata colpita una stazione di pompaggio situata a Khurais, a est di Riad, che non era mai stata presa di mira in precedenza. I danni sono ingenti e il pompaggio è stato nuovamente interrotto”, ha aggiunto. 

Questa arteria strategica, che collega i giacimenti petroliferi della parte orientale del regno al Mar Rosso aggirando lo stretto di Ormuz, era già stata fermata dall’11 al 22 settembre a seguito di attacchi sferrati dall’Iraq, secondo quanto riferito da Riad. L’oleodotto è diventato fondamentale per l’Arabia Saudita, primo esportatore mondiale di greggio, da quando l’Iran ha imposto severe restrizioni alla navigazione nello stretto di Ormuz all’inizio della guerra in Medio Oriente, ostacolando la principale via di trasporto del petrolio del regno verso i mercati internazionali. 

Gli Houthi, combattenti filo-iraniani nello Yemen, avevano affermato domenica di aver preso di mira, con missili balistici e droni, alcuni siti del colosso petrolifero Aramco a Riad e nella regione petrolifera di Khurais, nella parte orientale del regno. “Gli attacchi sono stati precisi e hanno provocato gravi incendi nei siti colpiti”, aveva affermato il loro portavoce militare, Yahya Saree. Il giorno prima, gli Houthi avevano già rivendicato un attacco contro un sito di Aramco a sud di Riad, dove un giornalista dell’Afp aveva visto fiamme e fumo. L’Arabia Saudita sostiene il governo yemenita contro cui combattono gli Houthi.

500 ex diplomatici Ue: "Agire contro piano insediamento Cisgiordania"

L'Unione europea e i suoi Stati membri devono agire contro un progetto israeliano di insediamento su larga scala nella Cisgiordania occupata. È quanto hanno chiesto lunedì circa 500 ex diplomatici, ministri e funzionari europei in una lettera aperta, riportata da Belga. Il governo israeliano assegnerà presto gli appalti per la prima fase dell'illegale progetto di insediamento E1, scrivono i diplomatici. Il progetto prevede la costruzione di oltre 1.200 abitazioni vicino a Gerusalemme e dividerebbe in due la Cisgiordania. Secondo i firmatari, tali piani rendono impossibile la soluzione a due Stati, ovvero "l'unico esito possibile in grado di risolvere il conflitto israelo-palestinese". "Nonostante le conseguenze di vasta portata della nuova annessione di territori, l'Ue non ha adottato misure per ostacolare il progetto E1, né l'Unione ha adempiuto, più in generale, ai propri obblighi (...) di agire contro le violazioni del diritto internazionale", affermano. I firmatari criticano in particolare la contrarietà di Germania e Italia all'adozione di sanzioni. firmatari chiedono alla Commissione europea, tra le altre cose, di "presentare immediatamente proposte legislative" per "sanzionare tutti gli istituti finanziari e gli altri fornitori di servizi coinvolti nella realizzazione del progetto E1 e di altri insediamenti illegali". Il piano prevede inoltre di impedire "qualsiasi scambio commerciale dell'Ue con gli insediamenti illegali". Israele ha approvato il piano l'anno scorso; esso isolerebbe ulteriormente Gerusalemme Est dal resto della Cisgiordania. A fine settembre, la magistratura israeliana ha disposto un rinvio di un mese nell'avvio della procedura di gara per il progetto, al fine di evitare che la questione potesse interferire con le elezioni parlamentari previste per la fine di ottobre.

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